Il governo non intende più stare a guardare sul costo dei carburanti. Ieri la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto un confronto con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Al centro del dialogo c’è stata la situazione economica generale, con un focus principale proprio sul costo dei carburanti. Ieri, secondo i dati diffusi dal ministero delle Imprese, il prezzo di un litro di diesel ha raggiunto in media quota 2,16 euro al litro e la benzina è arrivata a1,98 euro. Una soglia di guardia, soprattutto un periodo dove gli italiani partono per le ferie nel classico esodo vacanziero.
La prima opzione, e anche la più immediata, è di tornare a utilizzare il cosiddetto meccanismo delle accise mobili. Sfruttando i maggiori incassi dall’Iva (al 22% sui carburanti) maturati grazie ai rincari di luglio, il governo potrebbe utilizzarli per abbattere le accise e dare un sollievo sul prezzo alla pompa di benzina. Il fatto è che questa mossa sarebbe in teoria possibile solo a partire da agosto, vale adire quando lo Stato avrà contabilizzato l’extra gettito di luglio. E, peraltro, rischia di essere una misura insufficiente dal momento che, secondo le stime che circolano, abbasserebbe il prezzo al litro di 6 centesimi. Da qui le riflessioni in corso che toccano almeno due piani: da un lato, se intervenire prima di agosto e, dall’altro, se cercare di trovare nuove risorse tra le pieghe del bilancio per rendere più corposo il taglio. Per avere un confronto, basti pensare che il taglio di 25 centesimi al litro (che fatto oggi permetterebbe di riassorbire i rincari di quasi 30 centesimi al litro delle ultime settimane) che il governo fece lo scorso marzo costò 417 milioni ottenuti grazie il taglio delle spese dei ministeri. La sensazione, tuttavia, è che si cercherà di fare il massimo possibile per proteggere un’economia che, secondo quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Confindustria, sta perdendo colpi nel corso del terzo trimestre dell’anno. Secondo l’associazione degli industriali, a causa della guerra in Iran «l’inflazione resterà alta» nonostante il calo registrato a giugno (al 3%). E lancia un allarme anche per quanto riguarda il «canale del credito» che si starebbe irrigidendo. Questo avviene in una fase dove i«prestiti alle imprese accelerano (+3,5%)», dovendo coprire gli extra-costi dovuti ai rincari da petrolio e gas. Sul fronte delle famiglie, invece, è «in vista» una frenata dei consumi. In questo scenario l’industria «decelera», mentre i servizi si stabilizzano. L’export segna un calo anche a maggio, anche se nei primi cinque mesi resta comunque in crescita. Anche per queste ragioni, quindi, il governo ha deciso di agire.
