Andy Burnham è ieri diventato il 59esimo primo ministro del Regno Unito. Secondo la prassi costituzionale inglese, re Carlo, dopo aver accettato le dimissioni di Keir Starmer, ha in mattinata invitato Burnham a Buckingham Palace per chiedergli di formare un nuovo governo. Il nuovo leader del partito laburista «ha accettato l'offerta del Re e ne ha baciato le mani in occasione della sua nomina a primo ministro e Primo Lord del Tesoro». «Sono pienamente consapevole di essere la sesta persona, negli ultimi dieci anni, a varcare la soglia di Downing Street e il settimo primo ministro dal 2016. Questo è un momento di riflessione e di rinnovato impegno»: ha cominciato così il suo discorso sulla soglia Downing Street, a ruota libera, senza l'ausilio del tradizionale leggio che ha fatto da testimone ai momenti più salienti della politica britannica degli ultimi anni, in continuità con lo stile comunicativo da sindaco di Manchester.
«So che le persone a casa sono stanche della politica. Vi capisco e voglio essere onesto con voi: non siamo stati abbastanza bravi, dobbiamo essere migliori. E lo saremo», ha proseguito Burnham, che ha elencato quelli che secondo lui sono stati i principali errori politici degli anni '80, che hanno portato all'attuale situazione di difficoltà del Paese: centralizzazione del potere, privatizzazioni, deindustrializzazione. Ha promesso di correggerli, portando il potere in ogni angolo del Paese, presentando nei prossimi mesi un piano decennale che delinei il futuro del Regno a medio termine. E nell'immediato aiutare le persone «ad affrontare il costo della vita, e a partire da domani presenterò alcune di queste misure, compreso il modo in cui saranno finanziate». Un Burnham che, delle molte maschere che gli sono state attribuite in queste settimane ha deciso ieri di indossare quella più vicina alla sinistra del partito e impersonificare il sindaco del popolo: «tra poco entrerò da quella porta alle mie spalle e impartirò la mia prima disposizione per porre fine al fenomeno dei senzatetto nel nostro Paese». Anche quando si insediò come sindaco di Manchester, nel 2017, Burnham promise di porre fine al fenomeno entro il 2020, fallendo: la BBC ha verificato che dopo essersi più che dimezzati nel 2021, i senzatetto in città sono tornati a salire: quasi 200 nel 2025.
La scelta di Burnham di menzionare due fenomeni dal forte valore sociale è spiegabile dal tentativo del nuovo primo ministro di tenere assieme le diverse anime del partito, a fronte anche delle nomine ministeriali avvenute ieri sera: la scelta di cancelliere è caduta su John Healey. Ministro della difesa di Starmer, dimessosi per i ritardi e la mancanza di fondi per sostenere il nuovo piano strategico di difesa, Healey ha lavorato al Tesoro quando Gordon Brown ne era ministro. È una figura di esperienza e rispettata, il cui obiettivo è quello di rasserenare i mercati e veicolare il messaggio di prudenza fiscale. Agli Interni è stata confermata Shabana Mahmood, molto criticata dalla sinistra labour per le sue politiche considerate troppo di destra per ridurre gli ingressi nel Paese, sia legali che illegali. Una conferma che indica come Burnham voglia continuare sulla stessa strada, conscio che il controllo dell'immigrazione, e la narrativa attorno ad esso, sono uno dei temi principali per vincere il favore del nord del Paese. Agli Esteri siederà Ed Miliband, vicino all'ala sinistra del partito, dopo due anni passati a guidare le politiche di decarbonizzazione del Regno.
Un nome di peso, che dovrebbe consentire a Burnham di concentrarsi sul fronte interno, dove si decideranno le prossime politiche. Perché se ieri Burnham era il politico più popolare del Paese, da oggi è chiamato a governare: la luna di miele con l'elettorato è già finita.
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