A Ceuta la situazione è ancora grave, nonostante la propaganda, e i residenti non vedono ancora via d’uscita dopo l’invasione del 30 luglio. È di poche ore fa la notizia diffusa dalla stampa locale di un marocchino espulso da Ceuta venerdì perché non solo si è introdotto abusivamente nell’abitazione di una donna ma, in mutande, le ha persino occupato il letto.
Quando lo straniero è stato identificato, è emerso che solo era noto alle forze dell’ordine spagnole, ma che aveva già compiuto lo stesso reato e che la condanna a due anni era stata trasformata in un’espulsione dal territorio.
Nel frattempo i giornali iberici e di Ceuta segnalano continui passaggi di imbarcazioni dal Marocco e dalla città autonoma verso la Spagna: dai video si vedono i migranti che scendono da una lancia su una spiaggia del Campo di Gibilterra e coprono a nuoto gli ultimi metri, mentre lo scafista saluta i bagnanti, vira e si dà alla fuga, inseguito da un elicottero della Guardia Civil. I migranti a bordo si sono sparpagliati nelle strade laterali facendo perdere le proprie tracce. Secondo i giornalisti iberici, dall’assalto a Ceuta si sono riattivate le rotte dello Stretto, gestite dalla criminalità. Europasur, testata dell’area di Gibilterra, ha ottenuto conferme dal Comune di San Roque dove si è registrato lo sbarco. Non l’unico, visto che anche ieri mattina ne sono sbarcati altri 20 a Cadice, e non solo. Ma Madrid continua a insistere con Roma affinché revochi la sospensione del trattato di Schengen.
«Auspichiamo l’Italia reagisca e abbia chiaro che l’area Schengen non è stata violata ed è garantita», ha dichiarato nelle ore precedenti la ministra della Transizione ecologica, Sara Aagesen, aggiungendo che «nessuno è arrivato nella Penisola iberica”.
La Playa del Trampolin è ora un accampamento, per gli irregolari sono stati inaugurati 10 bagni e 30 docce. Una soluzione d’emergenza, visto che il Centro di accoglienza di Ceuta è al collasso. Qui ora ci sono capanne di varie dimensioni ma anche una sorta di moschea. Sulla spiaggia pare ci siano 1500 persone ma è impossibile fare i conti di quanti ne siano realmente rimasti a Ceuta dopo l’invasione, come ha sottolineato anche il delegato del governo, Miguel Ángel Pérez Triano, in un’intervista concessa a El Faro, principale quotidiano di Ceuta, smentendo anche le previsioni ottimistiche del governo Sanchez: «Non c’è normalità, non l’ho mai detto perché non c’è».
Ma mentre il conto delle vittime sale a 142 dopo l’invasione del 30 luglio, l’attenzione è al 15 agosto, al secondo assalto, anche se l’eco mediatica e le contromisure hanno sgonfiato il fenomeno. «So come stanno le cose e dove si apposterà la polizia e tutto il resto. Ragazzi, Ceuta non è fattibile, dimenticatevela», si legge in un messaggio notturno nella chat di marocchini in cui il Giornale è infiltrato, dove si propone anche una strategia per cogliere impreparato l’esercito: «Perché non andiamo in posti dove la polizia perde la visione d’insieme? Circondare Ceuta dalle foreste ed entrare in tanti gruppi separati da molti posti contemporaneamente. E a chi va bene, che Allah gliela mandi buona: è meglio che rischiare tutti da un solo valico per poi non far entrare nessuno».
