La sconfessione delle politiche migratorie di Pedro Sánchez e della scelta di sospendere Schengen con l’Italia non arriva solo da Roma ma direttamente da Madrid. L’ultimatum al nostro paese e la sospensione di Schengen per ritorsione invece di ottenere l’effetto sperato di rinsaldare il fronte interno si è rivelato un boomerang con migliaia di commenti critici sui social per una decisione del tutto irrazionale.
Isabel Diaz Ayuso, presidente della Comunità di Madrid, si è espressa in modo netto contro la decisione di Sanchez: «Lo scontro con l’Italia è molto intelligente. Abbiamo lasciato entrare illegalmente più di 70.000 persone solo attraverso Ceuta e abbiamo vietato l’ingresso agli italiani, paese fratello che investe e contribuisce alla Spagna. Spettacolare questa cosa di voltare le spalle all’Occidente». Rispondendo a un’intervista del giornale spagnolo El Debate, il leader di Vox Santiago Abascal ha usato parole dure contro la decisione del governo spagnolo di imporre controlli a chi arriva dall’Italia affermando che «Meloni sta proteggendo gli interessi dell’Italia. Sánchez sta solo difendendo se stesso. È ridicolo che si atteggi a paladino della dignità italiana mentre rimane asservita al Marocco. Chiederà forse i passaporti agli italiani quando non li chiede nemmeno agli invasori?».
La vice portavoce del Partito Popolare Cayetana Álvarez de Toledo ha sostenuto che «il problema è Sánchez, non Schengen. Sta diventando un problema serio per tutta l’Europa» per poi definire «inaccettabile» la lettera del primo ministro all’Ue in cui si lamenta delle critiche degli Stati membri: «Accusa l’Italia di egoismo e rivolge le sue critiche contro l’Europa invece che contro i responsabili di questo attacco alla Spagna».
Le principali accuse che si trova a fronteggiare Sanchez sono da un lato di non aver saputo controllare la frontiera con il Marocco e dall’altro di avere un atteggiamento accondiscendente e remissivo verso il governo marocchino mentre si mostra duro con l’Italia. Accuse che si aggiungono a quelle ricevute per aver scelto di andare in vacanza a Lanzarote in piena crisi migratoria in corso a Ceuta. Ma una nuova doccia fredda è arrivata sabato con le parole di Juan Jesús Vivas, presidente della città autonoma di Ceuta. Secondo Vivas (che ha gli strumenti per conoscere la reale situazione della città) a Ceuta rimangono tra gli 8000 e gli 11.000 immigrati clandestini, una cifra enorme in rapporto alla popolazione (85.000 abitanti). Si tratta di numeri che smontano del tutto la retorica di Sanchez che definiva la crisi risolta già nei giorni scorsi e parlava di 2500 migranti rimasti in città. Alla luce di queste cifre appaiono come non corrispondenti al vero le parole del ministro degli Esteri spagnolo Josè Manuel Albares per cui non c’è «alcun motivo» per cui l’Italia debba mantenere i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna sostenendo che la crisi migratoria di Ceuta, che ha innescato le misure italiane, è ora «sotto controllo e in fase di riorientamento» per poi aggiungere «La maggior parte delle persone entrate a Ceuta in modo irregolare sono già state rimpatriate».
Vivas ha inoltre definito la situazione «insostenibile« descrivendo la città come sopraffatta con migliaia di senzatetto per le strade, i quartieri, le montagne e le spiagge, i cui bisogni primari non vengono soddisfatti. Il presidente della città autonoma ha poi descritto il clima di insicurezza che «sconvolge la vita ordinaria» della città e «mette a repentaglio la convivenza» tra i residenti parlando di una vera e propria «violazione territoriale» e addossando le responsabilità al governo nazionale per la mancata risoluzione della situazione. Il problema per Sánchez sono però gli arrivi dall’Italia.Certo, immigrazione di per sé non significa terrorismo Ma è vero anche che, lo confermano le cronache, gli arrivi in massa di stranieri irregolari sono veicolo di ingresso per militanti jihadisti che una volta in territorio europeo si sono dati ad attacchi con coltelli e veicoli.
