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Politica estera

I dem preparano l’assedio a Trump: la strategia per “seguire i soldi” della sua famiglia

In caso di vittoria alle midterm, la sinsitra punta a una fitta rete di indagini su contratti pubblici, investimenti e capitali stranieri per contrastare il presidente repubblicano

President Donald Trump speaks during a roundtable on the American mining industry, Friday, Aug. 7, 2026, at the State Department in Washington. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

La battaglia per le elezioni di metà mandato è ancora tutta da giocare, ma i democratici preparano già l’offensiva contro Donald Trump. Secondo quanto scrive Reuters, la sinistra americana sta mettendo a punto una vasta campagna investigativa sulle aziende, i veicoli finanziari e gli interessi economici che ruotano intorno al presidente e alla sua famiglia. Una strategia che, almeno in una prima fase, rappresenterebbe un’alternativa a un’operazione politicamente più esplosiva come l’impeachment.

Il piano parte da lontano. Da diversi mesi un gruppo di parlamentari democratici lavora per raccogliere materiale sulle realtà che orbitano intorno al tycoon, attraverso audizioni pubbliche, richieste di documenti e lettere indirizzate a società private. Tra i più attivi ci sarebbero i deputati Robert Garcia e Jamie Raskin, che avrebbero già avviato interlocuzioni con gruppi come Alphabet e Paramount Skydance.

In passato i dem hanno provato per due volte a colpire Trump con un procedimento di messa in stato d’accusa. Il primo, tra il 2019 e il 2020, per abuso di potere e ostruzione al Congresso in relazione alle pressioni che la sua amministrazione avrebbe esercitato su Kiev affinché indagasse sulle attività del figlio di Joe Biden. Il secondo nel febbraio 2021, dopo l’assalto a Capitol Hill perpetrato dai sostenitori del presidente uscente, con l’accusa di incitamento all’insurrezione. In entrambi i casi Trump era stato assolto dal Senato, nel secondo processo perché non era stata raggiunta la maggioranza qualificata necessaria alla condanna.

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capitol hill (fotogramma/FOTOGRAMMA)

La strategia dei democratici: indagini e subpoena

La nuova strategia sarebbe più sottile e, soprattutto, più capillare. In caso di riconquista della Camera, i democratici potrebbero utilizzare le prerogative investigative delle commissioni, audizioni, interrogatori, richieste di documentazione, per accendere un faro sul rapporto tra le decisioni dell’amministrazione e gli eventuali benefici economici ottenuti dalla famiglia Trump, dai suoi donatori e dagli alleati politici.

L’obiettivo sarebbe costruire una serie di dossier circoscritti, capaci di produrre documenti e testimonianze prima ancora di valutare eventuali iniziative di carattere politico. Più che puntare subito su un nuovo impeachment, i democratici sembrano intenzionati a sfruttare fino in fondo i poteri investigativi del Congresso per seguire i rapporti tra governo, aziende e interessi privati.

L’idea sarebbe anche quella di non concentrare tutte le richieste sulla Casa Bianca. Molto più efficace, secondo la strategia allo studio, sarebbe rivolgersi direttamente ad aziende, intermediari finanziari e soggetti privati sui quali il Congresso potrebbe esercitare con maggiore facilità i propri poteri investigativi.

In un quadro del genere potrebbero finire sotto la lente delle commissioni i grandi gruppi tecnologici, le aziende vicine al mondo trumpiano e le società che hanno beneficiato di contratti o investimenti pubblici. Il raggio d’azione potrebbe quindi diventare molto ampio: dai big del mondo tech come Apple e Google ad alleati di ferro del trumpismo come Elon Musk, fino alla società di analisi e sorveglianza Palantir.

Sotto osservazione potrebbero finire anche le aziende che hanno stipulato contratti di fornitura con il dipartimento dell’Homeland Security, compresi i fornitori dell’Ice, oltre ai 37 finanziatori privati che si sono detti pronti a contribuire alla costruzione della nuova sala da ballo prevista nell’East Wing.

east wing white house
SCATTIDELGIORNO: The White House in Washington, DC epaselect epa12619605 The White House in Washington, DC, USA, 31 December 2025, on New Year's Eve. US President Trump has appointed Shalom Baranes Associates as the new architect in early December 2025 to design a 300 million US dollar White House ballroom to be built over the location of the former East Wing. EPA/WILL OLIVER (WILL OLIVER/EPA)

Dal Pentagono alla 1789 Capital, il fronte degli affari

Un assaggio di questa offensiva è già arrivato sul fronte del Pentagono. Le senatrici Elizabeth Warren e Tammy Duckworth, il senatore Richard Blumenthal e il deputato Robert Garcia hanno chiesto all’ispettore generale del dipartimento della Difesa di aprire un’indagine sui contratti, i prestiti e gli investimenti federali assegnati a società legate agli investimenti di Eric Trump e Donald Trump Jr.

L’iniziativa è arrivata dopo un’inchiesta del Washington Post secondo cui quindici aziende partecipate dai figli del presidente avrebbero ottenuto complessivamente 3,2 miliardi di dollari tra contratti governativi, investimenti e prestiti, in larga parte dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca.

I parlamentari chiedono di verificare se nell’assegnazione delle risorse siano state rispettate le procedure previste per evitare conflitti d’interesse e trattamenti preferenziali. Tra i casi finiti sotto osservazione c’è Vulcan Elements, società nella quale ha investito Trump Jr. e che ha ricevuto un prestito federale diretto da 620 milioni di dollari attraverso l’Office of Strategic Capital del Pentagono.

Dall’altra parte, la famiglia Trump e il Pentagono respingono ogni sospetto di favoritismo. Donald Trump Jr. ha fatto sapere di non interfacciarsi con il governo federale per conto delle società nelle quali investe o svolge attività di consulenza. La Trump Organization ha inoltre sottolineato che Eric e Donald Jr. sarebbero soltanto investitori di minoranza, senza alcun ruolo nella gestione quotidiana delle aziende o nell’assegnazione dei contratti pubblici. La Difesa, da parte sua, sostiene che nessuna società riceva un trattamento preferenziale.

Un capitolo centrale riguarderebbe poi la 1789 Capital, società di venture capital di cui Donald Trump Jr. è partner dal novembre 2024, pochi giorni dopo la rielezione del padre. Attraverso il fondo passa una parte rilevante del portafoglio di investimenti del figlio del presidente, comprese partecipazioni in aziende che lavorano anche con il Pentagono.

Secondo il Washington Post, dalla sua entrata nella società 1789 Capital avrebbe raccolto miliardi di dollari di nuovi capitali. Trump Jr., tuttavia, non siederebbe nel comitato che decide direttamente i singoli investimenti, pur partecipando agli utili della società in qualità di partner.

Il nodo dei fondi stranieri

Ancora più delicato è il capitolo dei capitali stranieri. I democratici vorrebbero ricostruire i flussi di denaro provenienti da fondi sovrani e investitori controllati da governi esteri verso società o veicoli finanziari collegati alla famiglia Trump, per verificare l’esistenza di eventuali conflitti d’interesse o possibili canali di influenza sull’amministrazione.

Ed è proprio qui che entrerebbe in gioco la strategia delle commissioni: anziché tentare di ottenere direttamente documenti da soggetti situati all’estero, il Congresso potrebbe rivolgersi agli intermediari finanziari, alle banche e alle società con sede negli Stati Uniti che hanno partecipato alle operazioni, imponendo la consegna dei registri attraverso subpoena.

Lo stesso varrebbe per gli investimenti di Eric Trump e, più in generale, per le operazioni nelle quali gli interessi economici della famiglia presidenziale si incrociano con contratti, prestiti o decisioni dell’amministrazione federale.

Il punto, per i democratici, sarebbe quindi seguire il denaro. Non un’unica grande inchiesta contro Trump, ma una rete di indagini parallele su contratti pubblici, investimenti privati, capitali stranieri e rapporti tra governo e aziende. Una strategia che permetterebbe di spostare lo scontro dal terreno puramente politico a quello dei documenti, delle testimonianze e degli interessi economici che circondano la presidenza.

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