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Politica estera

In Alaska inchiesta sul voto. “Una truffa dei democratici”

Polemica nel 49° Stato per l’omonimia dei Dan Sullivan sulla scheda nella corsa al Senato. Comizi di Obama anti Donald: “Basta reality show alla Casa Bianca”

US President Donald Trump dances after speaking at a midterm campaign rally at the Rock Hill Sports & Event Center in Rock Hill, South Carolina on October 29, 2026. (Photo by Kent NISHIMURA / AFP)

L’Alaska rimane al centro del dibattito elettorale a pochi giorni dal voto di midterm negli Usa, con Donald Trump che grida alla frode, mentre i democratici si affidano all’ex presidente Barack Obama per mobilitare gli americani. Da mesi l’attuale comandante in capo accusa i dem di aver avuto un ruolo nella scelta di un candidato omonimo del senatore repubblicano in Alaska «per creare confusione», e ora un’inchiesta del New York Times inchioda Mary Peltola (candidata dell’Asinello al Senato): il suo staff avrebbe reclutato il professore in pensione Dan Sullivan dopo aver cercato a lungo omonimi dell’avversario principale di Peltola, Dan Sullivan, in tutto lo Stato. La Corte Suprema dell’Alaska ha confermato la piena legalità della presenza dei due Sullivan sulla scheda. Ma Trump ha avviato un’azione legale preventiva per contestare un’eventuale sconfitta del senatore uscente e il Dipartimento di Giustizia ha iniziato a emettere una raffica di mandati di comparizione nell’ambito di un’indagine penale. «Non credo che a Peltola debba essere consentito di candidarsi, dopo aver messo in atto un piano così terribile. Si tratta di frode elettorale - ha scritto il tycoon su Truth - e il fatto che neghino di averlo fatto rende la situazione ancora più grave».

Quella in Alaska è una delle sfide per il Senato più combattute in questo ciclo elettorale, e anche il vicepresidente JD Vance è convinto che Peltola debba essere indagata per frode elettorale, e abbia commesso una «grave mancanza morale». Lei, invece, continua a respingere le accuse. Intanto i dem si affidano a Obama, che in Georgia ha rievocato il celebre slogan della sua corsa alla Casa Bianca nel 2008. «Yes we can», ha detto alla folla durante un comizio ad Atlanta, avvertendo gli elettori che «sono tempi seri», e criticando i leader politici che «provano piacere nell’insultare e dividere, anziché unire le persone per risolvere i problemi». «Dobbiamo tenere i reality show su Bravo, non ne abbiamo bisogno alla Casa Bianca», ha aggiunto parlando quasi contestualmente a The Donald in Ohio.

Il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti è stato protagonista di tre comizi questa settimana a sostegno dei candidati dem in vista del voto di martedì, in cui tenteranno di strappare ai repubblicani almeno una delle due Camere. Ma secondo un sondaggio di Cnn i candidati dem al Senato in almeno due stati fondamentali sono in vantaggio sui rivali: James Talarico ha il 49% delle preferenze in Texas contro il 43% del repubblicano Ken Paxton. In Michigan, il Dem Abdul El-Sayed è avanti su Mike Rogers 49-42. E in Maine, altro stato che potrebbe decidere gli equilibri di potere in Senato, la repubblicana Susan Collins e il liberal Troy Jackson sono testa a testa.

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