«Per quasi sette decenni, il regime cubano ha condotto una campagna di sovversione ininterrotta contro gli Stati Uniti. Si è infiltrato ai più alti livelli del governo statunitense». È la grave accusa messa nero su bianco dal Dipartimento di Stato americano in un rapporto appena pubblicato dal titolo «Cuba. La capitale del comunismo del 21° secolo». In esso viene attribuita al regime castrista la realizzazione di «una delle infiltrazioni di intelligence straniera più durature e dannose della storia americana».
La denuncia del Dipartimento di Stato arriva in un momento di rinnovate tensioni tra Washington e l'Havana, acuite dai sempre più frequenti attacchi del presidente Donald Trump. Visto lo stallo in Medioriente l'inquilino della Casa Bianca non ha nascosto le sue mire sull'isola caraibica nella speranza di poter replicare un successo simile alla cattura dell'ex leader venezuelano
Nicolás Maduro. Secondo il rapporto, Cuba avrebbe compensato la debolezza militare mettendo in piedi «una lunga guerra di logoramento, organizzata attorno a spionaggio, infiltrazione, sabotaggio, reti per procura e un'infrastruttura rivoluzionaria progettata per rivoltare l'America contro se stessa».
Citando dei rapporti dell'intelligence Usa, l'Havana avrebbe costruito nel corso degli anni una fitta rete di contatti con paesi, organizzazioni e attori non statali ostili agli interessi a stelle e strisce. Non si tratterebbe solo del classico sostegno agli attivisti di sinistra presenti sul suolo americano, ma anche di ricerca di nuove alleanze nel mondo. Il documento cita ad esempio il fatto che «negli ultimi tre anni, Cina e Russia hanno entrambe triplicato il numero dei loro agenti dei servizi segreti sull'isola». Le due superpotenze avrebbero sfruttato Cuba come porta d'accesso per espandere la loro influenza nell'America Latina. Vengono citati
i colloqui militari e di intelligence tra Mosca e paesi come il Nicaragua e il Venezuela, l'arruolamento di mercenari cubani da far combattere in Ucraina, gli investimenti di Pechino nell'isola (passati da 12 miliardi di dollari nel 2002 a 315 nel 2019) e la possibile costruzione di installazioni militari per l'intelligence cinese.
Sotto attacco anche la relazione con l'Iran: l'isola caraibica è infatti accusata di sostenere gruppi filo iraniani come Hamas e Hezbollah.
Il documento conclude senza ambiguità che Cuba «funge da tessuto connettivo di una più ampia coalizione anti-americana, un terreno di scontro in cui le ambizioni di Mosca, Pechino e Teheran convergono con i movimenti radicali che operano all'interno dei nostri confini».
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