La crisi tra Stati Uniti e Iran si avvicina a una nuova fase di pericolosa escalation. Dopo il fallimento della tregua e il susseguirsi di attacchi contro obiettivi militari e infrastrutture nella regione, Washington starebbe preparando le proprie forze per uno scenario più esteso rispetto alle operazioni finora condotte.
“Gli Stati Uniti stanno pianificando una guerra più ampia”, ha dichiarato al Washington Post un funzionario americano informato sulle discussioni interne all’amministrazione, spiegando che il Pentagono sta aumentando il numero di velivoli militari presenti nella regione.
Il passaggio è significativo perché suggerisce un cambio di prospettiva strategica: non soltanto la risposta a singoli attacchi iraniani, ma la preparazione a sostenere una campagna militare più lunga qualora lo scontro dovesse ulteriormente allargarsi. Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi iraniani dopo nuove perdite tra il personale americano, mentre Teheran ha continuato a colpire basi e interessi statunitensi nell’area.
Il nuovo schieramento americano
L’incremento della presenza aerea americana è uno degli elementi più rilevanti della nuova fase. La stampa specializzata ha riportato il trasferimento verso il Medio Oriente di ulteriori caccia, tra cui F-16 e F-35, insieme ad aerei cisterna per il rifornimento in volo, fondamentali per sostenere operazioni a lunga distanza.
Il rafforzamento non rappresenta automaticamente la decisione di avviare una nuova guerra su larga scala, ma indica la volontà del Pentagono di disporre di maggiori opzioni operative. La presenza di più velivoli permette infatti agli Stati Uniti di aumentare la capacità di risposta nel caso di nuovi attacchi contro le proprie forze o contro gli alleati regionali.
Secondo il Post, già nei mesi precedenti Washington aveva concentrato nella regione un significativo numero di assetti militari, con aerei e navi dispiegati vicino al teatro iraniano. Quel rafforzamento era stato interpretato dagli analisti come una preparazione a possibili operazioni più ampie, pur senza rappresentare una decisione definitiva sull’uso della forza.
Le perdite americane cambiano il calcolo politico
Il fattore che sta spingendo verso una risposta più dura è il crescente numero di vittime tra i militari statunitensi. La dinamica rischia di creare una spirale difficile da controllare: ogni attacco iraniano contro personale americano aumenta la richiesta interna di una reazione militare, mentre ogni nuova operazione statunitense alimenta la possibilità di ulteriori rappresaglie da parte di Teheran.
Il Centcom ha riferito domenica che un'altra serie di resti non identificati è stata trovata nella base in Giordania. Separatamente, ha riferito che un militare americano nel nord dell'Iraq è stato ucciso in azione sabato durante una "detonazione controllata di ordigni inesplosi" da un drone iraniano abbattuto.
Il confronto ha ormai superato diverse delle precedenti linee rosse, con Stati Uniti e Iran impegnati in una sequenza di azioni e controazioni che hanno progressivamente indebolito gli spazi per una soluzione diplomatica immediata.
Non solo velivoli da combattimento
L’aumento degli assetti aerei non riguarderebbe, però, soltanto i velivoli da combattimento, ma anche quegli elementi di supporto necessari per sostenere una campagna prolungata: aerei da rifornimento, trasporto e sorveglianza. La maggior parte dei movimenti riguarda proprio aerei cargo e tanker, fondamentali per mantenere operative le forze aeree lontano dalle basi domestiche.
Tra gli elementi che indicano una preparazione a operazioni più complesse figurano anche gli assetti impiegati per la superiorità aerea e la guerra elettronica. Il Post aveva rilevato la presenza di F-15E Strike Eagle, F-35 e EA-18G Growler, quest’ultimo progettato per disturbare radar e comunicazioni avversarie. Secondo gli analisti, proprio l'incremento degli F-35 sarebbe un indicatore della possibilità di operazioni nello spazio aereo iraniano, grazie alla capacità di questi velivoli di colpire sistemi di difesa.
Un altro elemento considerato significativo è la presenza di velivoli destinati al recupero di personale in ambienti ostili. Segnalato lo spostamento di HC-130J Combat King, utilizzati per missioni di ricerca e soccorso in scenari contestati, insieme ad altri assetti come droni MQ-9 Reaper. Secondo gli esperti citati dal quotidiano, la loro presenza può indicare la necessità di prepararsi anche a missioni in cui equipaggi o operatori speciali potrebbero dover essere recuperati in territorio nemico.
Il quadro complessivo è quello di
una postura militare orientata alla flessibilità: non una conferma di un’imminente invasione terrestre, ma la costruzione delle capacità necessarie per sostenere una campagna aerea più intensa e prolungata.
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