La cucina messicana, si sa, è famosa per i suoi sapori decisi e speziati. E il burrito (riso, carne, fagioli e salse avvolte nelle tortillas) è una delle specialità più celebri. Ma per i Repubblicani rischia di causare più di un mal di pancia. Il piatto messicano è diventato infatti il simbolo più evidente dell’inflazione che ha colpito prodotti alimentari e dell’aumento del costo della vita in tutti gli Stati Uniti: il burrito, molto amato dagli americani per la sua semplicità e accessibilità economica, è arrivato a costare fino a 20 dollari. A riportare la notizia è Fox News citando la lamentela di uno studente universitario rilanciata dall’organizzazione conservatrice Turning Point USA (fondata dal divulgatore di destra Charlie Kirk, ucciso nel 2025). Fox News parla apertamente di «guerra civile» interna al partito, in uno scenario già aggravato dall’aumento del prezzo della benzina e di altri prodotti a causa delle conseguenze della guerra contro l’Iran.
Il portavoce di Turning Point USA, Andrew Kolver, su X ha scritto che «gran parte è una conseguenza del Covid e dell’inflazione dell’era Biden. Ma la percezione è questa: si ha semplicemente la sensazione che le cose essenziali costino troppo».
Il deputato repubblicano del Texas Dan Crenshaw ha risposto che gli studenti dovrebbero «smettere di lamentarsi. Al mercato non interessa quanto pensate che qualcosa dovrebbe costare». Reazione simile anche da Marc Thiessen, ex consigliere del presidente George W. Bush: «quando mi sono laureato, mi nutrivo di ramen. Non mi lamentavo del costo della vita, lavoravo sodo per potermi permettere un giorno una vita migliore». Una replica in controtendenza è arrivata invece dal vicepresidente JD Vance che, riferendosi al fisico di Thiessen, ha detto che «se lo avete mai incontrato di persona, è piuttosto ovvio che quell’uomo non si sia mai perso un burrito». Il costo della vita e l’economia sono da sempre temi caldi per l’elettorato americano e l’avvicinarsi delle cruciali elezioni di midterm (i cui sondaggi vedono il presidente Trump al momento in difficoltà) rischia di infuocare in misura maggiore il dibattito. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento del Lavoro, a giugno i prezzi dei generi alimentari sono aumentati del 2,7%, i pasti fuori casa del 3,4%, il costo della benzina del 26,7% mentre l’inflazione a giugno è stata pari al 3,5%. Quindi per i Repubblicani sottovalutare il problema o ignorare le preoccupazione di ampie fette di elettorato (giovani inclusi) potrebbe essere molto pericoloso, o peggio diventare un boomerang.
