In Israele si è votato. Già questo, per i corifei dell’islamismo, è una provocazione. Nel Medioriente dei mitra e dei mullah, lì decidono gli elettori: donne, uomini, etero, gay. Non la Sharia, ma le leggi. E Netanyahu guida il primo partito. Che disdetta.
Una certa sinistra che pontifica di libertà guarda invece al Brasile di Lula: Flávio Bolsonaro perde la presidenza, il suo partito è primo in Parlamento e un giudice gli blocca i passaporti; lui ripara nell’America di Trump. C’entra un’inchiesta, ma il tempismo fa paura.
Da noi la bandiera pro Pal è il cavallo di Troia dell’islamismo nelle piazze, nelle scuole, nelle istituzioni. Non cercano solidarietà: vogliono cambiarci la vita. Ed ecco Youssef Siher: accusato dai pm di istigazione alla violenza aggravata dal terrorismo, libero per decisione della gip Tiziana Landoni.
Il Giornale ha scoperto che la stessa giudice aveva firmato l’«Appello dei giuristi per Gaza». Legittimo, anche la pm che accusa Youssef lo ha firmato, ma nella sua decisione non ha tenuto conto delle sue convinzioni. Quella della gip, invece, asseconda la sua ideologia e fa sorgere dubbi. Non avrebbe dovuto astenersi, per opportunità? Non basta essere imparziali: bisogna anche apparirlo.
La Francia ha aperto gli occhi tardi. Noi abbiamo un burqa. Cucito dalla sinistra per tornare al potere. A spese della nostra libertà.
