Le immagini, nel giorno più delicato per New York, sono destinate inevitabilmente a fare rumore. Durante la cerimonia per il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre a Ground Zero, il sindaco Zohran Mamdani è stato ripreso mentre sorride e scherza con Alexandria Ocasio-Cortez. Lì vicino, intanto, venivano letti uno dopo l’altro i nomi delle vittime degli attentati e i familiari ricordavano, spesso tra le lacrime, chi quel giorno non tornò più a casa.
Pochi secondi, sufficienti però a scatenare una valanga di polemiche contro il sindaco socialista di New York, già al centro di aspre contestazioni per il suo rapporto con la memoria dell’11 settembre. “Perché diavolo questi due stanno ridendo?”, ha scritto su X Meghan McCain. Ancora più duro il senatore repubblicano Ted Cruz: “Come si fa a ridere mentre vengono letti i nomi delle persone assassinate l’11 settembre?”.
Ma cosa faceva così tanto ridere Zohran Mamdani e Alexandra Ocasio Cortez, durante la commemorazione delle vittime dell’11 settembre? pic.twitter.com/SLeADMS6O1
— Leonardo Panetta (@LeonardoPanetta) September 11, 2026
“Nessuno voleva stare vicino a lui. Era imbarazzante”, ha raccontato la fonte. Quando la governatrice Kathy Hochul, il procuratore generale Letitia James e il senatore Chuck Schumer hanno lasciato i propri posti, alcuni collaboratori del sindaco e la stessa Ocasio-Cortez si sarebbero avvicinati a Mamdani. Proprio in quel momento le telecamere hanno immortalato la conversazione sorridente diventata virale.
Va sottolineato che esiste anche una ricostruzione diversa. Michael Ragusa, già responsabile della sicurezza dell’ex sindaco Rudy Giuliani e repubblicano dichiaratamente critico sia di Mamdani sia di Ocasio-Cortez, ha sostenuto di trovarsi accanto ai due e ha spiegato che il filmato non mostrerebbe l’intera scena. AOC, secondo Ragusa, stava semplicemente salutando il sindaco. “Altri politici, repubblicani e democratici, ridevano e scherzavano dietro di me”, ha precisato. Una puntualizzazione che ridimensiona almeno in parte il caso, senza tuttavia cancellare l’effetto politico delle immagini. Perché per Mamdani il problema non sono soltanto quei pochi secondi. È tutto ciò che li precede.
Durante la campagna elettorale il futuro sindaco era stato duramente criticato per un intervento sull’11 settembre nel quale, visibilmente commosso davanti a una platea di leader musulmani, aveva ricordato soprattutto l’esperienza di una sua parente che dopo gli attentati avrebbe smesso di prendere la metropolitana perché non si sentiva sicura indossando l’hijab. Un passaggio che molti giudicarono fuori luogo rispetto alla memoria di quasi tremila persone massacrate dai terroristi.
Anche alla vigilia dell’anniversario Mamdani aveva partecipato a una marcia commemorativa attraverso diversi luoghi di culto cristiani, ebraici e musulmani di Manhattan. Il sindaco, tuttavia, si era aggregato soltanto in occasione dell’ultima tappa, quella in un centro islamico.
A Ground Zero c’è stato anche un incontro con Rudy Giuliani, l’uomo che guidava New York quando le Torri Gemelle furono abbattute. Una stretta di mano inevitabilmente carica di significati. Secondo una fonte, proprio Giuliani sarebbe stato paradossalmente tra quelli che hanno accolto Mamdani con maggiore cordialità.
Il sindaco è rimasto alla cerimonia fino alla fine e ha parlato con i familiari delle vittime, dettaglio che persino una fonte critica nei suoi confronti ha voluto sottolineare. Ma in politica le immagini contano. E per un sindaco già contestato sul terreno più sensibile della memoria collettiva di New York, farsi immortalare sorridente mentre a pochi metri vengono pronunciati i nomi dei morti dell’11 settembre è quantomeno un capolavoro di inopportunità.
