Parigi brucia e l’Europa dorme. Non è un’esercitazione, è il trailer dell’Italia che verrà se continueremo a idolatrare la piazza barricadera. Quella che, travestita da studente, svela poi l’anima nera del guerrigliero urbano, pronto a dare alle fiamme la città in nome di un fanatismo che odia la democrazia.
La sinistra italiana, stretta tra le primarie stantie della Schlein e i distinguo tattici di Conte, è già pronta a gridare al «fascismo» appena lo Stato proverà a tentare di garantire l’espressione democratica nella sicurezza, non confondendo la Costituzione con le bombe carta. È il colmo: le camicie nere, ma dal cuore rosso, oggi, sfilano a Parigi. Macron, il tecnocrate globalista, pare quasi un moderato di fronte al caos che avanza. Diceva Camus che «la libertà è un rischio da correre», ma qui siamo all’anarchia che divora il consenso.
Eppure, una luce in fondo al tunnel c’è. Mentre Parigi implode, l’Italia si dota di una legge elettorale che finalmente restituisce il potere al cittadino. Preferenze vere, basta parlamentari-figurine scelti nelle segrete stanze, basta governi a tavolino. Chi vuole contare, dovrà farsi votare. Il popolo sceglie, i burattinai piangono. Il resto è solo fumo, e non è neppure francese.
