Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 14:42
Mondo

Sconfitto Sánchez: bocciati i decreti sulla casa. Trema la legislatura e si valuta il voto anticipato. Rabbia dei manifestanti

La crisi degli affitti si trasforma in scontro politico. Junts vota contro i provvedimenti sulla casa insieme a Pp e Vox e fa saltare la maggioranza del governo. Bocciati entrambi i decreti, nel Psoe cresce l’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne

La crisi abitativa che ha agitato per giorni le piazze spagnole, adesso rischia di azzoppare il governo Sánchez.

Il Congresso dei deputati spagnolo ha bocciato il primo dei due decreti con cui il governo aveva cercato di rispondere all’emergenza abitativa e alla mobilitazione delle ultime settimane. Con 172 voti a favore e 178 contrari, sono stati decisivi i sette deputati di Junts, che hanno votato contro insieme a Partido Popular, Vox e UPN.

Ancora una volta emerge la fragilità della maggioranza sulla quale il governo iberico ha costruito la legislatura: senza Junts, il governo non riesce a portare avanti una parte rilevante della propria agenda. Poco prima della votazione, lo stesso Sánchez era intervenuto in aula nel tentativo di ottenere un ripensamento. “Vi chiedo di pensare alla gente, la gente comune che ha più bisogno di essere protetta dal pubblico”, questo l’appello di Sanchez, chiedendo ai deputati di “dimenticare i calcoli ideologici”. “Se oggi i decreti decadono, il danno al nostro Paese sarà immenso”, ha aggiunto.

Immediatamente dopo la votazione, nella Carrera de San Geronimo, dove da questa mattina manifestavano gli attivisti dei sindacati degli inquilini e migliaia di cittadini si sono levate urla di protesta: “I vostri profitti, la nostra miseria!’ e ‘Subito sciopero generale!’.

Il primo decreto era il più ampio dei due provvedimenti approvati dal Consiglio dei ministri. Il Real Decreto-ley 26/2026, conteneva un pacchetto di interventi sulla protezione degli inquilini e sull’offerta di abitazioni a prezzi accessibili. Tra le misure figuravano la proroga fino a due anni di determinati contratti di locazione, maggiori protezioni contro gli sfratti delle persone vulnerabili, interventi sugli affitti stagionali e delle singole stanze, limitazioni all’acquisto speculativo di immobili da parte dei cosiddetti “fondi buitre” e una serie di misure fiscali e incentivi destinati al mercato della casa.

Il testo era il risultato di un braccio di ferro complesso. Il governo aveva cercato di costruire un compromesso saldando le richieste dei partiti alla sua sinistra e quelle delle formazioni indispensabili alla maggioranza parlamentare. Il gruppo di Carles Puigdemont aveva annunciato alla vigilia che avrebbe votato contro entrambi i decreti se il governo non li avesse ritirati. La richiesta era quella di tornare al tavolo e predisporre un nuovo testo. L’esecutivo ha rifiutato, sostenendo che i provvedimenti fossero già il risultato di mesi di negoziati.

La portavoce di Junts al Congresso, Míriam Nogueras, ha ribadito questa mattina la posizione del partito e invitato il governo a lavorare a porte chiuse su un nuovo decreto. Il partito catalano contesta l’efficacia delle misure e sostiene che alcune di esse rischiano di ridurre ulteriormente l’offerta di abitazioni sul mercato.

Ma osserviamo meglio i numeri. Con Coalición Canaria favorevole al primo provvedimento, il governo poteva contare su 172 voti. Sarebbe stata sufficiente almeno l’astensione dei sette deputati di Junts per cambiare l’esito. La scelta di votare contro ha invece consegnato al fronte del no i 178 voti necessari per far decadere il decreto. PSOE, Sumar ed ERC avevano chiesto il voto nominale, aumentando ulteriormente il peso politico della giornata, obbligando i parlamentari al voto palese.

Un secondo decreto in votazione alla Camera bassa conteneva invece altri provvedimenti nella stessa materia, come il rinnovo automatico per due anni dei contratti di affitto in scadenza fino al 2028. Anche questo secondo decreto è stato respinto, 166 contro 184. A decretarne lo stop sia i deputati di Junts sia quelli del Partito Nazionalista Basco (Pnv).

Dirigenti del PSOE e membri dello stesso governo ritengono ora che Sánchez dovrebbe prendere in considerazione un ritorno anticipato alle urne. Qualora il premier decidesse di sciogliere le Cortes nei tempi immediatamente successivi al voto, il 29 novembre sarebbe la prima data disponibile. Tuttavia, dalla Moncloa si invita alla “calma”, invocando un periodo di “riflessione”.

Commenti