Berlusconi pronto all'appello per la "rivoluzione liberale"

Il Cavaliere lima il discorso di oggi a Milano per fare il bis del 1994. "I nemici sono fisco e burocrazia"

Berlusconi pronto all'appello per la "rivoluzione liberale"

Un appello all'orgoglio degli imprenditori italiani, quelli che da mesi definisce «eroi» moderni, i liberi e forti del terzo millennio. Un messaggio alla società civile. La richiesta di un patto rinnovato con il mondo produttivo e imprenditoriale, all'insegna di un nuovo 26 gennaio, ovvero quel giorno del '94 in cui con un videomessaggio di nove minuti e 25 secondi Silvio Berlusconi rivoluzionò la politica italiana e sancì il suo ingresso sulla scena politica.

Il presidente di Forza Italia ha preparato con attenzione l'intervento che oggi farà a Milano, ospite della manifestazione di Forza Italia «Idee Italia - La voce del Paese». Un appuntamento pensato come una tappa di apertura verso l'esterno del partito azzurro orientato e deciso a tornare in piena sintonia con l'universo produttivo del Paese. Una attenzione sempre più reciproca visto che, sondaggio dopo sondaggio e a fronte di un livello di consenso del centrodestra con ridotte possibilità di dispersione e notevole potenziale di crescita, molte associazioni imprenditoriali stanno tornando a guardare con interesse verso Forza Italia.

Alla vigilia dell'intervento di Berlusconi nella sua Milano (in serata è prevista l'intervista a Che tempo che fa su Rai 1), il Cavaliere lancia alcuni messaggi attraverso i social network, concentrandosi su semplificazione, riorganizzazione dello Stato e urgenza di rilanciare la crescita. «L'allarme sul caos fiscale lanciato dalla Cgia di Mestre con 21 milioni di contribuenti che hanno pendenze con Equitalia, conferma l'importanza di una rivoluzione liberale e di una semplificazione fiscale e burocratica» scrive Berlusconi. «Chi fa impresa oggi è un eroe moderno, che deve combattere contro un fisco complicato e oppressivo e per questo nel nostro programma abbiamo inserito tre punti chiave: meno stato, meno tasse, meno vincoli europei». E poi sullo sviluppo della nostra economia: «Il nostro programma prevede misure che porteranno un netto aumento della crescita economica italiana. Dobbiamo allinearci al più presto con gli altri paesi europei». Infine un pensiero per la Giornata contro la violenza sulle donne. «Nel 2009 abbiamo voluto la legge contro lo stalking. Nel 2010 abbiamo realizzato il primo Piano nazionale antiviolenza di genere. Noi ci siamo. E non solo oggi».

Sotto traccia si continua a ragionare su Politiche e Regionali. Berlusconi lavora su quarta e quinta gamba del centrodestra: un polo cattolico nel quale dovrebbero essere presenti l'Udc di Lorenzo Cesa e Rivoluzione Cristiana di Gianfranco Rotondi e un polo laico nel quale dovrebbero confluire Idea di Gaetano Quagliariello, i Liberali di Stefano De Luca e Cinzia Bonfrisco, Direzione Italia di Raffaele Fitto insieme a Flavio Tosi, Diventerà Bellissima di Nello Musumeci, e forse candidature espressione del Centro Studi del Pensiero Liberale. Per quanto riguarda il Lazio, invece, visto che si tratterà di una campagna elettorale breve si cerca una figura che sia già conosciuta dagli elettori.

Sul piano della mobilitazione cresce quella contro lo ius soli. Se Matteo Salvini pensa a «una grande manifestazione il 10 dicembre a Roma», da Bologna Forza Italia lancia una campagna che si svilupperà in tutta Italia. Protagonisti Maurizio Gasparri, insieme ad Anna Maria Bernini, Massimo Palmizio e Galeazzo Bignami. «Da Bologna parte una grande mobilitazione per lanciare una campagna nazionale contro la cittadinanza facile. Una grande mobilitazione che animeremo in tutta Italia» dice Gasparri. «Se il Pd dovesse andare avanti e mettere la fiducia sullo ius soli, siamo pronti alla raccolta firme per il referendum abrogativo che spazzerà via una legge temeraria e devastante. Il Pd usa questa proposta di legge come merce di scambio per fare intese a sinistra. La cittadinanza regalata agli immigrati è un prezzo troppo alto che Renzi vuol far pagare agli italiani».

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