Dalle fiabe tradizionali ai libri sull’identità di genere e sulle famiglie arcobaleno. A Bologna scoppia una nuova polemica sui materiali educativi destinati ai più piccoli. Nel mirino finiscono alcuni testi che affronterebbero temi legati alla fluidità di genere e all’affettività, con il sospetto che possano essere proposti anche ai bambini degli asili nido. Una vicenda ancora tutta da chiarire, ma che ha già provocato la reazione della Lega, pronta a chiedere spiegazioni all’amministrazione comunale.
A sollevare il caso è Matteo Di Benedetto, capogruppo del Carroccio a Palazzo d’Accursio, che ha annunciato un’interrogazione urgente dopo la segnalazione di un genitore. La richiesta è quella di fare chiarezza sui libri utilizzati nei servizi educativi comunali, sulle modalità con cui vengono selezionati e, soprattutto, sul coinvolgimento delle famiglie. La posizione del leghista è netta: “Giù le mani dai bambini, fuori la politica dai nidi”, riporta Robby Giusti. Di Benedetto chiede la rimozione dei materiali contestati e procedure più trasparenti per informare preventivamente i genitori, senza escludere ulteriori segnalazioni alle autorità competenti.
A rendere ancora più accesa la controversia è un video diffuso sui social – via Pro Vita e Famiglia – da Francesco Perboni, che denuncia quella che considera un’impostazione ideologica dell’educazione infantile. Nel filmato vengono mostrati anche due libri: Nei panni di Zaff e Piccolo uovo. Il primo, scritto da Manuela Salvi e illustrato da Francesca Cavallaro, racconta di un bambino che ama vestirsi da principessa e affronta il tema degli stereotipi di genere. Il secondo, scritto da Francesca Pardi e illustrato da Altan, presenta diverse tipologie di famiglia, comprese quelle con due mamme o due papà.
“Perché presentare dei temi così complessi che neanche gli adulti sono d’accordo?”, si domanda Perboni nel video, sostenendo di aver già chiesto chiarimenti alle pedagogiste. Secondo il protagonista del filmato, dietro determinate scelte educative ci sarebbe un preciso “mandato politico e culturale”. Un’accusa che dovrà naturalmente essere verificata, ma che riporta al centro della discussione il ruolo delle famiglie nelle decisioni che riguardano i figli.
Perché educare al rispetto di tutti, indipendentemente dalle differenze, è un obiettivo condivisibile. Altra cosa è introdurre argomenti controversi e particolarmente complessi in una fase della crescita in cui i bambini stanno ancora imparando a conoscere il mondo. E proprio per questo è legittimo chiedersi se determinati contenuti siano davvero appropriati per la primissima infanzia e se i genitori siano stati adeguatamente informati.
Adesso la palla passa al Comune di Bologna, chiamato a chiarire quali testi vengano effettivamente utilizzati, a quali età e con quali finalità.
