Qualche stretta di mano fugace, un paio di selfie e un sorriso di circostanza. Il debutto del candidato sindaco del centrosinistra a Milano di Mario Calabresi dura 40 minuti, il tempo di arrivare al presidio della Cgil davanti alla Scala in una piazza bagnata più dalla pioggia che dalla folla, guardarsi intorno e sentirsi un pesce d’acqua dolce nell’acquario sbagliato.
Chi si aspettava dichiarazioni roboanti, sostegno alle forze dell’ordine che pure discretamente lo accompagnano, parole di condanna ferma della violenza di probabile matrice terroristica negli esiti se non nell’ispirazione, resta deluso più di lui, che forse un’attenzione maggiore dalle poche decine di astanti se la aspettava. “Io credo che la cosa più importante sia dare un segnale di rassicurazione ai milanesi - dice - alla gente che è spaventata ma anche ai tanti giovani, nelle scuole e nelle Università, che hanno bisogno di una risposta”.
E ripete con poca convinzione davanti alla selva di microfoni e telecamere che improvvisamente si accorgono di lui: “Milano deve uscire in fretta da superare questo shock”. Ancora: “La città deve occuparsi dei problemi di molti cittadini e di molti giovani perché questi giorni abbiamo parlato soltanto dei problemi dei giovani come se il problema della casa, dei costi fossero soltanto di chi ha venti o trent’anni”. È a loro, i giovani, che evidentemente Calabresi vuol parlare con un linguaggio che però sembra uscito dagli anni Settanta.
E così anche l’ex direttore di Repubblica preferisce il pantano dei distinguo alla fermezza della condanna. “Non dobbiamo confondere i saccheggi di sabato e domenica con le manifestazioni che ci sono state che chiedono risposte sul costo degli affitti, sul costo degli studenti, sul costo della vita”, ripete con la freddezza della lezioncina imparata a memoria.
La sinistra dell’accoglienza “sta facendo scappare molti milanesi che non arrivano a fine mese” ma la sua priorità è l’unità nel centrosinistra e delle forze politiche che a suo dire non dovrebbero fare propaganda elettorale.
“La risposta alla violenza deve essere larga e complessa”, continua citando il presidente della Repubblica sui poteri di polizia giudiziaria tolti ai 500 militari che persino la Cgil è costretta a invocare. “Dei fatti gravi non possono servire anche sull’onda dell’emozione a cambiare degli equilibri che sono equilibri importanti”, sottolinea prima di scappare verso gli studi di La7. La comparsata finisce qui.
