Nemo propheta in patria. I latini, con la loro indubbia lungimiranza, ci avevano ampiamente avvisati, certo. Ma a una tale distorsione del buonsenso non sarebbero potuti arrivare neppure loro. Dunque, i fatti: a Ferrara, dal 2 al 5 luglio, si svolge la dodicesima edizione del Festival delle città identitarie, ideato e organizzato da Edoardo Sylos Labini. Tra le personalità estensi celebrate Lucrezia Borgia, Michelangelo Antonioni e Italo Balbo. E il problema, guarda caso, cade proprio su quest'ultimo. Aviatore, storico trasvolatore oceanico accolto trionfalmente negli Stati Uniti e anima irrequieta del fascismo, morto in circostanze mai del tutto chiarite in Libia nel 1940. Alla sua vita avventurosa è dedicata una lectio magistralis di Giordano Bruno Guerri, storico libero, anzi liberissimo, che a Balbo ha dedicato una biografia tutt'altro che tenera uscita per la prima volta a metà degli anni Ottanta. Ora, vi potreste legittimamente chiedere: cosa c'entrano Sylos Labini, Italo Balbo e Giordano Bruno Guerri con la Cgil? Nel mondo normale, assolutamente nulla. In quello al contrario della sinistra militante e trinariciuta, invece, c'entrano eccome. A tal punto che il sindacato di Landini, Avs Ferrara, Anpi e un'altra ventina di sigle boicottano l'iniziativa e danno vita a un presidio antifascista, puntando il dito contro il Comune colpevole di avere sostenuto un'iniziativa culturale con ogni evidenza eccessivamente libera.
Vogliono mettere il bavaglio al fantasma di un loro concittadino morto ottantasei anni fa e, soprattutto, vogliono mozzare la lingua al libero pensiero e alla memoria storica di una città e anche di un Paese. Un desiderio di censura che, in questi giorni, ha la sua eruzione cutanea a Ferrara, ma che da mesi ribolle sotto la pelle del mondo progressista. E meno male che questi sono antifascisti...