"Non siamo assassini, siamo le vittime". Parlano i commercianti che si sono trovati di fronte a rapinatori, armati e non. Che hanno avuto paura, hanno vissuto quegli attimi infiniti di terrore in cui hanno temuto per la vita. E si sono ritrovati con il dito che trema sul grilletto.
Sanno di Mario Roggero. E conoscono quello che ha passato. Spiegano cosa vuol dire vedere un proprio caro minacciato, che sensazione si prova a trovarsi faccia a faccia con un uomo incappucciato. Parlano dell'esasperazione di sentirsi insicuri ogni sera, prima della chiusura delle serrande. E ancora di cosa voglia dire ritrovarsi sul bancone degli imputati, sotto gli occhi di tutti, giudicati pur sentendosi innocenti. Ognuno di loro, al di là dell'esito del singolo processo, per un lasso di tempo è stato considerato "colpevole", una specie di giustiziere da Far West. E quei giudizi pesano, non si dimenticano tanto facilmente.
"Invece le vittime siamo noi. Noi e le nostre famiglie" esplode Mario Cattaneo, titolare dell'Osteria dei Amis nel lodigiano, che a 78 anni è ancora al lavoro per "pagare le spese legali". L'oste, che qualche giorno fa ha sentito Roggero al telefono, si infuoca: "Lui non deve finire in carcere, non ha senso. Non deve essere rieducato. Lui ha solo difeso il lavoro di anni. Non è uno che va in giro a sparare alla gente, come non lo sono io e non lo sono gli altri".
Fredy Pacini, il gommista aretino che ha ucciso uno dei malviventi che lo volevano derubare, torna a quel 28 novembre di otto anni fa. "Voglio dimenticare. Non voglio riaprire una ferita che ancora brucia". Ma la sua storia la dice lunga sul senso di esasperazione dei commercianti e del perché arrivano ad armarsi. Pacini, quando è stato assalito, stava dormendo nel soppalco della sua officina per fare la guardia: aveva già subìto 38 furti e non poteva permettersene altri se voleva tenere aperta l'attività.
I figli di Giovanni Petrali, il tabaccaio milanese, sono usciti da un incubo. "Siamo noi le vittime" ci spiega Marco, avvocato. "Mio padre è stato la vittima: vittima di rapina, di violenza e anche vittima del sistema giudiziario - sostiene il fratello Nicolò nel suo libro Legittima difesa. La vera storia di una rapina finita nel sangue -. In un sistema che non tutela il singolo, siamo tutti vittime".
Da Reggio Calabria ricalca la stessa tesi Natale Polimeni, avvocato di Francesco Putortì, il macellaio condannato a 15 anni (in primo grado) per aver accoltellato i ladri sorpresi in casa. "Siamo vittime di un rigore eccessivo nell'interpretazione della norma - ci spiega - Vanno invece considerate le sfumature. Il caso Putortì è stato interpretato in maniera molto rigorosa, quando invece lui ha avuto una reazione umana, comprensibile se ti trovi dei delinquenti in casa".
È stato invece pienamente assolto per legittima difesa Graziano Stacchio, il benzinaio vicentino. Caso archiviato.
Il suo avvocato Lino Roetta, è lapidario: "Sparare alle spalle non è giustificato dal nostro ordinamento. Ma l'esasperazione per le rapine o le minacce precedenti può giustificare l'esistenza di una momentanea sospensione della capacità di intendere e volere".
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