Contagi, proteste e inchieste Comizio al veleno per Trump

Positivi membri dello staff e nuovo video di un nero ucciso. Insulti a Bolton. Il caso del pm di Manhattan

Contagi, proteste e inchieste Comizio al veleno per Trump

New York Donald Trump riparte da Tulsa per conquistare il secondo mandato alla Casa Bianca dopo la pausa forzata a causa del coronavirus, anche se proprio ieri sei persone del suo staff sono risultate positive al Covid-19. Ma proprio dalla città dell'Oklahoma, a poche ore dall'arrivo del presidente, è spuntato un altro video dell'uccisione di un afroamericano da parte di una guardia giurata di un motel. Episodio che fa riaccendere il dibattito sul razzismo e sull'abuso della forza. L'incidente è avvenuto il 6 giugno, ma il filmato è stato diffuso soltanto ora: la vittima è Carlos Carson, 36enne padre di tre figli con problemi di salute mentale, che stava cercando di rimettersi in carreggiata dopo essere stato in carcere.

L'uomo era ospite del motel e il gestore gli aveva chiesto di andarsene dopo una controversia su un'auto vandalizzata. Ad un certo punto è intervenuto il vigilante bianco Christopher Straigh, che prima ha usato contro di lui lo spray urticante, poi, quando Carson ha reagito, gli ha sparato alla testa. La polizia ha arrestato Straigh con l'accusa di omicidio di primo grado, ed in seguito è emerso che è un ex sergente ed ex agente penitenziario con alle spalle varie accuse di cattiva condotta, anche per discriminazione razziale. La vicenda rischia di infiammare nuovamente gli animi in una città con una lunga storia di tensioni, che portarono ad uno dei peggiori massacri razziali della storia Usa nel 1921. Il tutto mentre Tulsa era già al centro dell'attenzione per il timore che il maxi-comizio di Trump (solo nell'arena si contano 19 mila persone, ma in totale si parla di almeno 100mila) facesse scoppiare un nuovo focolaio di coronavirus. Alcuni cittadini e organizzazioni avevano chiesto inutilmente alla Corte Suprema dello stato di bloccare l'appuntamento.

Intanto, continua il duello tra il Comandante in Capo e l'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton. Il giudice del distretto di Washington Royce Lamberth ha respinto la richiesta dell'amministrazione Usa di bloccare l'imminente uscita del suo libro «The Room Where It Happened: A White House Memoir», prevista per martedì. Anche se il magistrato ha manifestato la preoccupazione che Bolton possa aver «giocato d'azzardo con la sicurezza nazionale», divulgando informazioni classificate. «John Bolton, che era fallito finché non l'ho riportato in auge, ha violato la legge diffondendo informazioni classificate (in massiccia quantità). Deve pagare un grande prezzo per questo, come altri prima di lui. Ciò non deve più accadere», ha tuonato Trump su Twitter. Secondo il tycoon si è trattato comunque di una «grande vittoria in tribunale». «Ovviamente con il libro già fatto trapelare a molte persone e media, il giudice non avrebbe potuto fare nulla per fermarlo, ma Bolton ha violato la legge ed è stato richiamato e rimproverato per questo».

Per The Donald, però, arrivano nuove grane da New York. Venerdì sera il ministro della giustizia William Barr ha annunciato a sorpresa le dimissioni del procuratore federale di Manhattan Geoffrey Berman, colui che ha incriminato l'ex legale di Trump, Michael Cohen, e che sta indagando sul suo avvocato personale Rudy Giuliani. «Si sta dimettendo», ha detto Barr, comunicando l'intenzione di sostituirlo con il presidente della Sec Jay Clayton. «Non mi sono dimesso e non ho alcuna intenzione di farlo», ha replicato Berman, almeno finché la persona nominata da Trump non verrà confermata al Senato. E nel frattempo ha assicurato che le sue indagini proseguiranno «senza ritardi, interruzioni e ostacoli», per perseguire la giustizia «senza paura o favoritismi».

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