Mario Roggero infiamma la politica. Il gioielliere è in carcere da più di 48 ore e la fila dei "nemici" è lunga. No, non parliamo dei parenti dei rapinatori rimasti uccisi dopo aver portato a segno il colpo nella gioielleria di Roggero, ma della sinistra. L'elenco di chi lo combatte (nonostante la tragedia consumatasi il 28 aprile del 2021) è corposo. A partire da Giuseppe Conte, l'uomo che si era intestato i decreti sicurezza salvo poi rinnegarli. L'ex premier non usa mezzi termini per colpire il gioielliere settantaduenne: "Nel 2005 il signor Roggero fece irruzione nell'abitazione del fidanzato della figlia, aggredendolo violentemente ed estraendo infine una pistola con cui minacciò lui e i suoi genitori", dice, riportando alla ribalta una vicenda di vent'anni fa. Poi passa all'attacco del governo, accusandolo di fare "sciacallaggio" e di voler alimentare una pericolosa logica della "giustizia fai da te" dopo aver "fallito sulla sicurezza".
Da Palermo avverte che, con le modifiche annunciate sulla legittima difesa, "non esisterebbe più la legittima difesa ma il diritto di realizzare una vendetta", trasformando l'Italia in un "Far West". Una posizione che fa discutere soprattutto perché nel 2019 fu proprio il governo Conte ad approvare la riforma della legittima difesa voluta dall'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini. Per Giuseppe Conte una norma "ricalibrata" e "il massimo che si potesse fare" in materia di difesa.
Oggi, però, considera una "follia" gli ulteriori correttivi proposti dalla Lega, che punta a cancellare i risarcimenti ai rapinatori e ad ampliare il perimetro della legittima difesa. Una giravolta che il centrodestra non manca di evidenziare. Il caso Roggero è ormai diventato il terreno sul quale maggioranza e opposizioni misurano due idee opposte di sicurezza. Da una parte chi ritiene necessario rafforzare le tutele per chi subisce una rapina, dall'altra chi legge ogni intervento del governo come un via libera alla giustizia privata. Ad attaccare l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni è anche Carlo Calenda. Per il leader di Azione "sparare alle spalle mentre qualcuno scappa non è legittima difesa, è farsi giustizia da soli". Ma il caso diventa anche l'occasione per colpire il centrodestra: Meloni "non sa più che pesci pigliare", mentre Salvini starebbe dando "il peggio di sé" nel tentativo di rincorrere Roberto Vannacci, definito "un fascista vero" e "un volgare troglodita".
Nel coro si inseriscono anche Marco Minniti, che ricorda come tre gradi di giudizio abbiano escluso la legittima difesa e avverte che la grazia non può trasformarsi in un "quarto grado di giudizio", e il sociologo Marzio Barbagli, secondo cui il caso Roggero "non può rientrare nella legittima difesa" e gli interventi del governo sarebbero soprattutto "propaganda". Anche Gustavo Zagrebelsky ha detto la sua. L'ex presidente della Consulta parla di una "torsione di regime", sostenendo che il governo starebbe facendo pressione sul Quirinale nel dibattito sulla possibile grazia.
Accuse
respinte dal centrodestra, che vede nell'ennesimo caso Roggero il pretesto per evocare ancora una volta fascismo, regime e derive autoritarie come chiave di lettura dello scontro politico. Sempre più acceso, ogni giorno.
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