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Donald e il "Save act": una corsa a ostacoli che si gioca al Senato

Il pressing per le modifiche Molti repubblicani di traverso

Donald e il "Save act": una corsa a ostacoli  che si gioca al Senato
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Donald Trump continua a sostenere che il sistema elettorale americano presenti vulnerabilità tali da compromettere la piena fiducia nei risultati delle elezioni. Una posizione che viene spesso descritta come una caratteristica esclusiva del trumpismo ma che, in realtà, si inserisce in una più lunga stagione di contestazioni bipartisan.

Senza risalire alla lunga disputa dei Democratici nelle elezioni del 2000, conclusa soltanto dall'intervento della Corte Suprema, è sufficiente ricordare come dopo il voto del 2016 sempre i Democratici abbiano messo in discussione la vittoria di Trump, attribuendola a una presunta collusione con la Russia che le indagini federali non hanno però accertato.

Nel suo discorso, Trump ha confermato come il suo principale obiettivo legislativo resta il Safeguard American Voter Eligibility Act (SAVE Act), il provvedimento che punta a garantire che alle elezioni federali possano partecipare esclusivamente cittadini americani, come prescritto dalla Costituzione.

Tra le sue principali disposizioni figura l'obbligo di dimostrare la cittadinanza statunitense al momento della registrazione nelle liste elettorali. Una misura che continua a suscitare forti polemiche, tanto più che in roccaforti democratiche ad alta presenza di non cittadini, come gli Stati di New York e della California, non è previsto l'obbligo generalizzato di esibire un documento di identità con foto al momento del voto.

Riproponendo il tema dell'integrità del sistema elettorale, il presidente rafforza la pressione a favore del SAVE Act, posto che la Camera ha già approvato il provvedimento ma la partita decisiva si gioca al Senato.

Alcuni senatori repubblicani non sostengono la legge, facendo venir meno la maggioranza dei 53 voti. Inoltre, anche nell'ipotesi di una ritrovata unità repubblicana, resterebbe il problema dei 60 voti necessari per superare l'ostruzionismo, che consente ai Democratici di bloccare il provvedimento.

Proprio per questo Trump intende spingere i Repubblicani a modificare le regole sull'ostruzionismo, come nel 2013, quando i Democratici introdussero un'eccezione per le nomine presidenziali, e nel 2017, quando i Repubblicani estesero quella deroga alle nomine dei giudici della Corte Suprema.

Tuttavia, anche un eventuale insuccesso legislativo potrebbe rivelarsi funzionale alla sua strategia, offrendo un forte argomento di mobilitazione dell'elettorato

conservatore.

Non è casuale che, nel recente intervento ai piedi del Monte Rushmore, Trump abbia sostenuto che l'approvazione del SAVE Act consentirebbe al Partito Repubblicano di non perdere le elezioni per i prossimi cento anni.

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