Dietro le proteste giovanili che stanno scuotendo diversi Paesi europei c’è anche la frustrazione di una generazione che fatica a immaginare il proprio futuro. Ne è convinto Mario Draghi, che in un’intervista a Bloomberg ha analizzato le ragioni delle tensioni sociali degli ultimi giorni, individuando nel blocco delle aspettative e nella difficoltà di trovare risposte dalla politica due elementi centrali del malessere delle nuove generazioni.
“Non è affatto semplice spiegare queste rivolte in tre Paesi diversi, ognuno ha le proprie motivazioni specifiche”, ha premesso l’ex presidente del Consiglio e della Bce. Esiste tuttavia un denominatore comune, almeno sul piano politico: “L’unico elemento che accomuna tutti e tre i casi è che, l’anno prossimo, si terranno elezioni di estrema importanza”. La spiegazione delle proteste, però, secondo Draghi va cercata soprattutto nelle condizioni dei giovani. “Questa è solo la cornice. A mio avviso, la spiegazione più solida risiede nel blocco delle aspettative: i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti”, ha osservato l’ex premier.
Una sfiducia che nasce anche dalle difficoltà quotidiane e dall’incertezza economica. “I giovani percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima”, ha spiegato Draghi. Il risultato è un crescente senso di esclusione, che nell’analisi dell’ex presidente della Bce contribuisce ad alimentare le tensioni sociali.
