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Politica

Draghi sulle proteste dei giovani: “Si sentono inascoltati, aspettative bloccate”

L’ex premier analizza le rivolte in Europa: “Faticano a trovare lavoro e non vedono prospettive”

epa11718719 Former Italian prime minister and former European Central Bank (ECB) president Mario Draghi participates in a round table discussion on the 'The future of European competitiveness' at the College de France in Paris, France, 13 November 2024. EPA/TERESA SUAREZ / POOL

Dietro le proteste giovanili che stanno scuotendo diversi Paesi europei c’è anche la frustrazione di una generazione che fatica a immaginare il proprio futuro. Ne è convinto Mario Draghi, che in un’intervista a Bloomberg ha analizzato le ragioni delle tensioni sociali degli ultimi giorni, individuando nel blocco delle aspettative e nella difficoltà di trovare risposte dalla politica due elementi centrali del malessere delle nuove generazioni.

“Non è affatto semplice spiegare queste rivolte in tre Paesi diversi, ognuno ha le proprie motivazioni specifiche”, ha premesso l’ex presidente del Consiglio e della Bce. Esiste tuttavia un denominatore comune, almeno sul piano politico: “L’unico elemento che accomuna tutti e tre i casi è che, l’anno prossimo, si terranno elezioni di estrema importanza”. La spiegazione delle proteste, però, secondo Draghi va cercata soprattutto nelle condizioni dei giovani. “Questa è solo la cornice. A mio avviso, la spiegazione più solida risiede nel blocco delle aspettative: i giovani hanno la sensazione che nessuno li ascolti”, ha osservato l’ex premier.

Una sfiducia che nasce anche dalle difficoltà quotidiane e dall’incertezza economica. “I giovani percepiscono le dinamiche sociali come bloccate: fanno fatica a trovare un lavoro e si sentono impreparati di fronte a una società che sta vivendo una trasformazione tecnologica rapidissima”, ha spiegato Draghi. Il risultato è un crescente senso di esclusione, che nell’analisi dell’ex presidente della Bce contribuisce ad alimentare le tensioni sociali.

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