L'avvocato Luca Di Donna si muoveva con imprenditori, generali dei servizi segreti e parlamentari, spendeva il nome del suo ex collega di studio Giuseppe Conte, con cui in passato aveva condiviso più di un cliente, aveva il piglio di chi stava riorganizzando M5s e come tale veniva percepito da chi lui aveva aiutato a fare affari con il commissario all'Emergenza Domenico Arcuri. E non era il solo. È vero, l'ex premier dice che da quando ha lasciato lo studio del suo mentore Guido Alpa dove Di Donna lavorava non ha avuto più contatti con lui. Ma a "investirlo" della missione di muoversi per conto del leader M5s è stato lo stesso Alpa, che lo ha anche introdotto da Arcuri. Lo dicono i brogliacci delle inchieste sugli appalti decisi senza gara e con una stretta di mano durante e dopo la pandemia, indagini perfette ma inchieste avvitate su sé stesse per scelte processuali discutibili, come declassare la corruzione a traffico d'influenze, dimenticarsi l'associazione a delinquere e la turbata libertà nella scelta, posizione che la Procura di Roma legittimamente difende. Del sodalizio di cui Di Donna avrebbe fatto parte assieme a Valerio De Luca e Gianluca Esposito non c'è un colpevole. Per le mascherine cinesi farlocche costate 1,2 miliardi, il dominus Cai Zhongkai dopo aver ingannato il Cts, messo a rischio la salute degli italiani e fatto arricchire diversi mediatori con assegni milionari è stato consegnato alla giustizia: un anno e otto mesi patteggiati a gennaio 2025.
L'analisi delle carte e delle intercettazioni del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma ci consegnano uno spaccato che, con protagonisti di diverso colore politico, avrebbero riempito pagine e pagine dei bollettini delle Procure. Tutto nasce dalla denuncia spontanea di Giovanni Buini, imprenditore cui era stata revocata una commessa di mascherine dopo che aveva rifiutato la gentile offerta di Esposito e Di Donna: consulenze che lui aveva percepito come tangenti mascherate in cambio di un accesso privilegiato ad Arcuri. I carabinieri indagano su Aldadis, che becca due appalti da Arcuri e ricompensa Esposito e Di Donna con 450mila euro. Provvigioni illecite, secondo gli inquirenti, che intercettano gli imprenditori e ascoltano le conversazioni con e tra i legali, che ridono e si fregano le mani per gli appalti Pnrr in arrivo.
C'è un sms che Esposito manda ad Alpa il 12 marzo 2020, alle ore 08:51. È lui a dare al mentore di Conte il numero di Arcuri: "Caro Guido ecco il numero di Domenico Arcuri. 335 XXXXX: se fai a lui un flash su di me per supportarlo ne sarà felicissimo. Grazie a presto". Arcuri è appena diventato commissario. Alpa gira il contatto di Arcuri a Di Donna, è sempre il 5 maggio 2020, sono le 15:30. E Di Donna gli scrive: "Caro commissario, mi ha detto Guido che in tutto questo marasma sei così gentile da potermi ricevere e ti ringrazio molto, anche da parte sua. Un caro saluto, Luca Di Donna". Alle 20:55 Arcuri risponde: "Domani appena ho un attimo ti chiamo e cerchiamo un momento. Ciao".
È sempre Alpa a investire Di Donna di una gravosa missione politica. Riorganizzare il Movimento Cinque stelle, che Conte strapperà a Grillo attraverso uno Statuto e una votazione a cui sovraintende Alfonso Colucci, oggi parlamentare M5s in commissione Covid. È il 2 aprile 2021, ore 19:44. Il giorno prima Conte aveva lanciato il suo Movimento 2.0, come già anticipato dal Giornale Di Donna si offre, "vabbé mo' bisogna... bisogna fare qualcosa, procedere insomma", Alpa accetta l'offerta: "Sì, sì, sì, sì, sì, sì e poi se vuoi dargli una mano ad organizzare il partito?. E lui: "Ehi, sì io... di opportunità... ce ne ho diverse dal punto di vista anche di adesioni, di cose, insomma di persone". E Alpa: "Eehh appunto questo... poi un giorno dovremo andarlo a trovare per parlare di questo, puoi andare tu separatamente". Del Di Donna "politico" parlano anche due persone che hanno o avranno incarichi politici importanti, che lo considerano una sorta di alter ego di Conte, un factotum politico. Opinione condivisa anche dagli imprenditori che fanno affari con Arcuri tramite loro. Affari a cui non è estraneo neppure il mentore di Conte. "C'è pure Alpa", si scrivono De Luca e Di Donna il 19 luglio 2021, alla vigilia di una firma su un contratto Covid. E la vicinanza di Di Donna a M5s finisce su qualche giornale: "La trattativa con il fondatore genovese e il suo inner circle, per conto dell'ex premier, è portata avanti da un notaio (Colucci, ndr) e dallo stesso Di Donna".
L'11 agosto 2021 altri due imprenditori chiacchierano di politica: "Comunque Di Donna, adesso è il referente di Conte per quanto riguarda la ristrutturazione del partito...".
"E no ma io lo immaginavo, figurati adesso che è diventato presidente, di fatto leader... del Movimento là, che cavolo hanno fatto", è la replica. "Nel senso non so neanche più se si chiamerà Movimento 5 Stelle eee", e ride, come ridevano in tanti sugli affari Covid in quei mesi.