Ecco il lodo Giachetti: schiaffo al premier e mano tesa alla Lega

Il renziano: darei a Giorgetti la guida di un comitato per varare il dl Rilancio

Ecco il lodo Giachetti: schiaffo al premier e mano tesa alla Lega

U n comitato ristretto (maggioranza e opposizione) della commissione Bilancio da far presiedere al leghista Giancarlo Giorgetti per guidare la fase post-emergenza: Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, lancia la pietra nello stagno per smuovere le acque di una maggioranza impantanata. Dalle pagine del Messaggero - Giachetti indica la strada che potrebbe aprire le porte di Palazzo Chigi a un governo di unità nazionale. L'idea del parlamentare renziano è accolta, per ora, con un silenzio assordante sia dalle parti della maggioranza che sul fronte della minoranza. Timori e dubbi spingono entrambi gli schieramenti a essere cauti. Il centrodestra vede solo due strade: voto o governo di unità nazionale. Un'iniziativa che resti circoscritta nell'alveo parlamentare, ma che darebbe comunque l'impressione di mescolarsi con la maggioranza, non riscuote entusiasmo. O si fa un governo di larghe intese con nomi e premier di alto profilo o si resta all'opposizione in attesa del voto: è il ragionamento che filtra dal centrodestra. Ma Giachetti - interpellato da Il Giornale - chiarisce: «La strada maestra è un governo di unità nazionale. Ma se devo scegliere, tra un esecutivo che mostra tutti i limiti ad affrontare una fase di ricostruzione e il voto, opto per una via intermedia: un comitato ristretto guidato da un esponente (Giorgetti) leghista, autorevole, credibile e competente che avrà il compito di varare il decreto Rilancio, la più imponente manovra che designerà il futuro (nel bene o nel male) dell'Italia».

Sul versante della coalizione di governo, Pd e M5S non si fidano della proposta giachettiana. Il timore è che sia una trappola per aprire il varco al governo di unità nazionale. C'è un precedente: il comitato dei saggi (voluto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) nel 2013 spalancò la strada all'esecutivo delle larghe intese (Pd-Pdl) guidato da Enrico Letta. Sono freddi e cauti. Per sgombrare il campo da retropensieri e ipotesi di manovre di Palazzo, Giachetti precisa: «È una mia (no di Italia Viva) proposta. Ho una storia personale che parla per me. Però allo stesso tempo, conoscendo Matteo Renzi e avendolo ascoltato in questi mesi sono certo che non sia contrario». Nel colloquio a Il Giornale il parlamentare renziano centra il cuore della sua iniziativa: «Il governo Conte non può sottovalutare un dato: il centrodestra (anche se di poco) è maggioranza in Italia. Un esecutivo non può affrontare una fase così delicata e difficile per l'Italia senza il coinvolgimento di forze politiche che rappresentano la maggioranza del popolo. Non ce la fai. Qualunque governo impatterebbe. Hai bisogno di una mediazione (non solo in Parlamento) nel Paese da parte delle opposizioni». Ma la vera fucilata per il governo Conte arriva in un altro passaggio: «È innegabile. Il centrodestra riesce a parlare e rappresentare tutto un mondo: le partite iva, imprese, autonomi. Ha una sensibilità maggiore rispetto al governo a interloquire e raccogliere le istanze di quel pezzo d'Italia. C'è maggiore feeling. Non puoi ignorarlo».

Tra gli errori dell'esecutivo il deputato di Italia Viva evidenzia la misura del bonus vacanze: «una risposta inadeguata per un settore duramente colpito dall'emergenza coronavirus. Mentre andrebbero valutate concretamente i suggerimenti sul turismo che arrivano dalla leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni», spiega Giachetti. Perché proprio Giorgetti e non un esponente di Fi o Fdi? «Perché ha una credibilità tale da essere una garanzia per quel mondo (nord, imprese, autonomi) con cui oggi il governo Conte ha una difficoltà oggettiva a dialogare» - ammette Giachetti. Ora se lo ammette anche un esponente della maggioranza, Conte non può che prenderne atto.

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