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Dal faccendiere al bodyguard. Quelle strane amicizie di Sigfrido

Si infittiscono le ombre sul conduttore di Report. Tavares per i pm vicino ai camorristi del clan Russo

Dal faccendiere al bodyguard. Quelle strane amicizie di Sigfrido
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Dal faccendiere pluripregiudicato al bodyguard del clan camorristico, in quel sottobosco di malavitosi e picchiatori finito sotto la lente per l'attentato dinamitardo a Sigfrido Ranucci. Le strane amicizie del conduttore di Rai3 sono ora al centro di una vicenda in cui, più si scava, più si infittiscono le ombre sul paladino della legalità che usa Report come una clava contro gli avversari politici, con quel moralismo d'accatto capace di trasformare persino una foto di un esponente del centrodestra con la persona sbagliata in un comizio nella manifestazione "manettara" dell'opacità, pure in assenza di qualsiasi filone investigativo. Oggi proprio un'inchiesta, quella della Procura di Roma in collaborazione con la Direzione distrettuale antimafia per la bomba fatta deflagrare davanti alla casa di Pomezia del giornalista lo scorso 17 ottobre, squarcia il velo del metodo Ranucci, mettendo in evidenza il vero volto di Sigfrido. Perché è stato proprio lui, alla scoperta del presunto ruolo di mandante del faccendiere Valter Lavitola, a difendere oltremodo colui che dal 2019 è diventato prima una fonte e poi un amico intimo, da andare a trovare ogni qualvolta fosse possibile al Cefalù Bistrot di Pesce, in zona Monteverde a Roma. È qui che, su carta, era impiegato come pizzaiolo il factotum del faccendiere, il bodyguard camerunense Gomes Clesio Tavares, considerato l'intermediario tra Lavitola e il commando di bombaroli. In quella compagnia di giro con base al ristorante, Ranucci è stato immortalato in una delle cene in salsa d'ostriche e politica, prodromica a quella strategia che, convivio dopo convivio, si sarebbe instillata nella mente del faccendiere per lanciare Sigfrido nell'agone politico, al punto da stilare con l'aiuto del giornalista le domande per un sondaggio di gradimento sull'aspirante leader del campolargo. E che, per gli inquirenti, potrebbe essere il movente dell'attentato dinamitardo, che avrebbe trasformato la vittima sacrificale nel paladino della legalità. Il quale, dal canto suo, ha scelto come amico più caro un ex galeotto dal calibro criminale noto ai più (Lavitola), che faceva affari con l'uomo ritenuto "intraneo" al clan camorristico Russo (Tavares). Il casellario giudiziale del faccendiere spazia dalla condanna a un anno e quattro mesi per l'estorsione a Silvio Berlusconi ai patteggiamenti a 3 anni e 8 mesi per truffa sui finanziamenti pubblici all'editoria e a 11 mesi per corruzione internazionale in relazione alla gestione di alcuni appalti a Panama, fino ala condanna a 3 anni per concorso in corruzione nella compravendita dei senatori per far cadere il governo Prodi, reato quest'ultimo prescritto in appello. Dal canto suo Tavares, per chi indaga, farebbe parte "dell'associazione di tipo camorristico denominata clan Russo operante a Nola" e nei comuni limitrofi, promossa e diretta da Antonio e Michele Russo e dedita "ai delitti di estorsione, esercizio abusivo di attività di giuoco o di scommessa, scambio elettorale politico-mafioso" e altri gravi reati. Insomma, due amici presi e trovati come i pidocchi, il cui destino si è incrociato anni fa nel carcere di Secondigliano e oggi corre parallelo nelle carte dell'inchiesta sull'organizzazione dell'attentato, con quel primo sopralluogo che Valterino e o' Nir fanno a casa di Ranucci il 15 settembre 2025.

E mentre il faccendiere era impegnato nell'operazione per il debutto del giornalista in politica, Tavares selezionava tra i suoi contatti picchiatori irpini e manovalanze che avrebbero costituito il gruppo di bombaroli per Ranucci.

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