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Politica

Figli teppisti? A Biella pagano i genitori: stop ai sussidi

La stretta del sindaco di FdI Olivero: via gli aiuti comunali non essenziali alle famiglie che non collaborano

Vetrine danneggiate dei negozi di Corso Garibaldi ieri nel corso dei raid. Lunedì 19 ottobre 2026. Milano, Italia. (foto Stefano Porta / LaPresse) Shop windows on Corso Garibaldi damaged during the raids yesterday . Milan, Italy - October 19, 2026 (photo Stefano Porta / LaPresse)

I figli fanno i teppisti, devastano la città e se ne infischiano delle regole? A pagare, almeno sul fronte dei contributi pubblici, potrebbero essere i genitori. A Biella arriva la linea dura contro baby vandali e “maranza”, con una stretta sui sussidi e sulle agevolazioni economiche comunali destinati alle famiglie che non collaborano con le istituzioni. Il principio è semplice: non si può pretendere di ricevere aiuti dalla collettività e contemporaneamente voltarsi dall’altra parte davanti ai comportamenti antisociali dei propri figli.

A promuovere l’iniziativa è Marzio Olivero, sindaco di Fratelli d’Italia, intenzionato a responsabilizzare le famiglie dei minorenni che commettono reati o atti di vandalismo. Come racconta il Corriere della Sera, Biella si prepara a diventare il primo capoluogo di provincia italiano ad adottare una misura di questo tipo. Nel mirino non finiscono i sostegni essenziali, ma sussidi, contributi e agevolazioni comunali che potrebbero essere sospesi nel caso in cui i genitori non facciano la propria parte.

La proposta prevede un vero e proprio patto con le famiglie, chiamate a collaborare con le istituzioni per prevenire e contrastare i comportamenti violenti dei figli. “Deve esserci un rapporto di reciproca e responsabile collaborazione; non si può immaginare di beneficiare di aiuti e sostegni a carico della collettività se contestualmente si assumono comportamenti antisociali”, ha spiegato Olivero. Da qui la necessità di “subordinare la concessione o il mantenimento di alcune forme di sostegno o di benefici economici al rispetto delle più elementari regole di convivenza”.

Una presa di posizione netta, che riporta al centro una questione spesso trascurata quando si parla di criminalità minorile: la responsabilità educativa dei genitori. Perché dietro a un ragazzino che commette reati c’è anche una famiglia che deve essere chiamata a intervenire. E chi rifiuta qualsiasi collaborazione non può pensare che non ci siano conseguenze.

Il modello, del resto, esiste già. È quello di Legnago, cittadina veronese di 26 mila abitanti amministrata da Paolo Longhi, anche lui esponente di Fratelli d’Italia. Il primo cittadino ha annunciato una stretta sui contributi comunali dopo un grave episodio di violenza che aveva visto protagonisti due quindicenni italiani di origine marocchina. I due maranza, entrambi con precedenti, avevano prima scippato un’anziana facendola cadere a terra e poi rapinato un tabaccaio, colpendolo alla testa con una bottiglia.

Da qui la decisione del sindaco di mettere mano ai regolamenti comunali. Prima l’intervento degli assistenti sociali, poi la richiesta di collaborazione alle famiglie e, in caso di rifiuto, la sospensione dei benefici economici. “Non lo fai, non partecipi agli incontri, non dai segnali di voler impegnarti? Io ti sospendo o ti tolgo il contributo”, la linea di Longhi, precisando che il principio sarebbe stato applicato a tutti, non soltanto ai genitori dei maranza.

Adesso la stessa filosofia arriva a Biella. Non una revoca automatica degli aiuti per le colpe dei figli, ma uno strumento per richiamare gli adulti ai propri doveri.

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