Neppure l’ala destra della Lega, quella calderoliana - ferocemente secessionista - ha mai disprezzato così tanto il tricolore: bianco, rosso e ladrone. Rispetto all’ala sinistra della sinistra, era patriota.
“E cosa c’entra?”. Ma così, perché ieri abbiamo letto di Giuliana Sgrena, madame tricoteuse, inviata del manifesto, che nel 2005 fu sequestrata e poi liberata drammaticamente in Iraq, la quale ospite all’Università della Calabria, a Rende, s’è rifiutata di rilasciare un’intervista davanti alla bandiera italiana. Le istituzioni non si servono, anche se a volte possono servire.
Poi c’è venuto in mente la sindaca di Merano Katharina Zeller, sostenuta da Pd e 5Stelle, che il giorno dell’insediamento si rifiutò di indossare la fascia tricolore: quando la sinistra è più autonomista della Lega. Poi ci sono state le feste dell’Unità addobbate con tutte le bandiere - arcobaleno, dell’Iran, della Palestina, persino di Hamas, del movimento Lgbtq - ma non italiana. Poi c’è stata Emma Bonino che ha rifiutato la bandiera italiana sulla bara, chiedendo solo l’europea. E poi la manifestazione di Latina, dove la polizia ha bloccato il corteo degli studenti col tricolore perché sgradito ad “Osa”, sigla studentesca di estrema sinistra.
Persino la bandiera del Pci, in molte varianti, veniva affiancata al tricolore per sottolineare il legame del partito con la Repubblica. Mah. Cara Giuliana, è sempre così. Dopo il peggio viene il peggiore.
E per il resto, un pensiero a Nicola Calipari.
