Finte rivoluzioni: da Giuseppi a Giuseppe

Se suona il citofono di casa all'impiegato in videoconferenza con il nuovo capo ufficio, è sicuramente il corriere che porta la spesa o il rasoio elettrico acquistato on line

Finte rivoluzioni: da Giuseppi a Giuseppe

Se suona il citofono di casa all'impiegato in videoconferenza con il nuovo capo ufficio, è sicuramente il corriere che porta la spesa o il rasoio elettrico acquistato on line. Ma al domicilio di un ex presidente del Consiglio, in adunata virtuale con i deputati del suo partito, la scampanellata alla porta arriva da un visitatore eccellente: il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli.

A volte bastano piccoli episodi fortuiti per tratteggiare l'esatta dimensione di scelte politiche calate dall'alto, ma presentate come il trionfo della democrazia collettivista. Giuseppe Conte ieri pomeriggio si è alzato con mille scuse dalla scrivania per accogliere l'ospite vip durante il collegamento con gli onorevoli Cinque Stelle. Noblesse oblige.

È infatti tutto il tratto iperistituzionale dell'ex premier a stonare con il contesto grillino originario, non certo in termini di eleganza personale ma di convivenza politica.

È già sintomo di un gap da colmare l'avvio della video conferenza con cui il giurista ha riunito tutti i deputati con la premessa: «Diamoci tutti del tu». Una mossa senz'altro amicale e forse nata dall'intento di superare l'imbarazzo di quegli eletti di retrovia che non sapevano come rivolgersi a un interlocutore che ha guidato per due volte il governo del Paese. Ma il solo fatto di avvicinare le distanze, rivela l'artificiosità di una mossa politica che sa tanto di commissariamento dell'intero movimento, se non di manifesta sfiducia nella capacità della classe dirigente grillina di esprimere un leader di un certo spessore. È poi sempre difficile entrare nella testa dell'artefice dell'«operazione Conte», quel Beppe Grillo che alterna finezze politiche da conoscitore del Palazzo a mosse provocatorie di difficile interpretazioni. Alla fine Conte si è ritrovato da riserva della Repubblica a leader di partito suo malgrado. Da gestore del potere esecutivo a coach di una formazione rissosa e lacerata che non gli ha certo steso all'unanimità i tappeti rossi di benvenuto.

Il docente con la pochette che sperava di guidare il suo terzo governo, se non tenersi pronto per il Qurinale, si è ritrovato proiettato dall'ex comico in un ginepraio di beghe, rancori, soldi reclamati, ambizioni di una terza rielezione e, per molti, la smania di affrancarsi con un «vaffa» da Casaleggio e dalle sue piattaforme digitali da Grande fratello.

Dagli zainetti dei primi meet up grillini agli abiti slim da sartoria dell'ex presidente del Consiglio, Grillo ha pilotato l'ultima trasformazione anche dal punto di vista dell'immagine immediata. Ieri pomeriggio Conte è comparso negli screenshot scattati dai suoi deputati nella veste domestica di un bonario professore colto nel relax domenicale, intento a scrivere davanti un muro di libri in camicia bianca e gilet scuro.

Come gli sembreranno lontani in cui l'ex presidente degli Stati Uniti Trump lo incensava davanti a tutto il mondo come il suo carissimo friend «Giuseppi». Ora gli tocca gestire le paturnie di 164 deputati che magari manco conosceva. Da Giuseppi a Giuseppe, quanto può fare male un cambio di vocale.

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