“Le sfide dell’Europa nel nuovo ordine mondiale”. Questo è il titolo del panel su sicurezza e difesa della prima giornata de ‘L’Italia dei conservatori’ a cui ha partecipato l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, all’indomani della richiesta di prescrizione avanzata dalla procura generale nell’ambito del processo sulla casa di Montecarlo.
“Anche noi europei dobbiamo fare la nostra parte”, ha detto Fini entrando nel merito del dibattito e riconoscendo che era inevitabile che un personaggio “poliedrico e imprevedibile” come Donald Trump chiedesse agli europei di mettere mano al portafoglio e di “farsi carico delle spese della NATO in misura preponderante”. L’ex leader di An, poi, ha aggiunto: “C’è una certa difficoltà nel far comprendere alla pubblica opinione quanto sia essenziale oggi prepararci a un futuro denso di incognite, permettendoci il massimo della tutela e della difesa possibile”, ma la parola riarmo non può essere un tabù. “Serve innanzitutto un riarmo morale, una consapevolezza della pubblica opinione europea che siccome lo scenario è uno scenario denso di incognite ed è difficile prevedere quale sarà l’evoluzione o l’involuzione, ci dobbiamo preparare”, ha aggiunto Fini, parlando alla platea gremita della sala dell’Hotel Quirinale di Roma dove si tiene la due giorni organizzata da Nazione Futura, dalla Fondazione Tatarella e da New Direction. “Credo che oggi pochi possano continuare a pensare al sovranismo sia una via da seguire nell’ambito delle politiche nazionali. Oggi gli unici tre player globali che possono definirsi sovranisti sono gli Stati Uniti, la Cina, la Russia e tra qualche tempo l’India”, ha osservato Fini, convinto che “nessun paese europeo può dire ‘sono padrone in casa mia’ proprio perché lo scenario è uno scenario globale, perché quello che accade non riguarda soltanto dinamiche interne, riguarda dinamiche internazionali che sempre di più bussano alla porta e creano dei problemi”. Fini non ha dubbi: “L’Europa deve accelerare e quindi deve decidere più in fretta, bypassando il diritto di veto”. In secondo luogo, l’Italia deve essere proiettata verso il Mediterraneo e verso la minaccia che può arrivare dal fronte sud, ossia “l’islamismo politico, vale a dire da quella dottrina minoritaria nell’Islam ma molto attiva, che sostanzialmente ipotizza che Islam, in arabo, vuol dire sottomissione. Dottrina che - conclude Fini - ipotizza che l’Occidente debba in qualche modo sottomettersi al volere di Allah, al testo sacro del Corano”.
Al dibattito ha partecipato in videocollegamento anche il direttore de Il Giornale Tommaso Cerno che, nel corso del suo intervento, ha posto l’accento sul compito dei conservatori e della destra liberale “di conservare lo Stato di diritto di fronte a una sinistra che lo cerca di smantellare con i reati legali come le occupazioni delle case per risolvere i problemi abitativi e con le tasse contro chi produce di più, cioè contro il sistema stesso su cui l’Occidente ha creato gli elementi di libertà e di miglioramento di sé”. Cerno, poi, ha ammonito: “La sovranità dell’Europa e, quindi, nel futuro mondo del continente che dice di essere il più avanzato, il più bello, il più forte e il più antico non può che iniziare dai confini. Se tu non determini il confine, non determini il pericolo che la tua civiltà corre e quindi, non sapendo da chi ti devi difendere, non sai come fare”. Sul riarmo, invece, ha detto: “Oggi noi vediamo un mondo pacifista che in realtà è lo stesso della guerriglia di strada. Chi invoca la pace fa la guerra, rovesciando l’antico detto latino che per avere la pace la dovresti preparare con una guerra. E cosa significa preparare? Capire chi davvero devi affrontare per proteggere chi intorno a te ha deciso di seguire la tua stessa strada”. E ancora: “Se la sicurezza non torna a essere il presupposto della libertà, lo Stato di diritto crolla di fronte ai proclami di un pacifismo che fa invece avanzare oltre i confini esattamente i pericoli, i nemici che non sono fisici. Sono culturali”. Cerno non ha dubbi: “Il tema della democrazia, quindi, è difendersi dall’invasione armata delle parole di nuovi modelli di governo e, di conseguenza, dalle azioni che questi governi o visioni della società possono opporre alla nostra”. In questo contesto, un conservatore dovrebbe “spettatore dell’immigrazione che veniva con la scusa di aiutare e veniva utilizzata invece per mutare il nostro modello di società”.
