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L'apertura di Putin: "Ora negoziamo". Zelensky: "Vediamoci". Trump: "Bellissimo"

Lo Zar apre, l'ucraino gli scrive: "Finiamo la guerra". Ma il Cremlino: "Deve venire a Mosca"

L'apertura di Putin: "Ora negoziamo". Zelensky: "Vediamoci". Trump: "Bellissimo"
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Una tregua sembra una chimera. La pace ancor di più. E allora, nel momento in cui il conflitto in Ucraina sembra non poter finire mai, scendono in campo i leader. Vladimir Putin prova il bluff e si dice aperto al negoziato nonostante le sue pretese rimangano su posizioni massimaliste. Volodymyr Zelensky decide di "vedere" e gli scrive una lettera aperta proponendo un faccia a faccia per concludere immediatamente la guerra. Un botta e risposta serrato e nel giro di poche ore che potrebbe rappresentare la tanto attesa svolta mentre il conflitto va avanti secondo uno spartito chiarissimo: Kiev colpisce in profondità le infrastrutture energetiche russe forte di uno sviluppo tecnologico notevole, la Russia replica con attacchi indiscriminati sulle città colpendo sempre più spesso obiettivi civili, anche per nascondere quella difficoltà sul campo ormai palese.

Lo Zar, dalla sua San Pietroburgo colpita nei giorni scorsi dai droni ucraini, è tornato a parlare di un possibile negoziato, spiegando che Trump avrebbe sollecitato la Russia a compiere alcune concessioni. "Mosca è disponibile a fare compromessi, purché anche l'Ucraina accetti di farne", ha detto Putin, pur sostenendo che le forze russe stiano avanzando "lungo tutto il fronte" e che il Paese disponga di tutte le risorse necessarie per i propri obiettivi militari. Dichiarazioni che, dopo oltre quattro anni di conflitto, sono smentite dai fatti, al punto da arrivare ad ammettere che le difese aeree russe sono da migliorare. Ma le parole di Putin sono già state sentite e risentite più volte senza mai arrivare a reali concessioni da parte di Mosca. Con lo Zar che tra l'altro ribadisce: "Non siamo contrari a Kiev nell'Ue, siamo contrari alla trasformazione dell'Ue in un blocco militare" e ribadisce di volere l'impresentabile Schroeder come mediatore. Passa pochissimo e Zelensky replica con una lettera aperta: "Ora la scelta è tua. Basta con la guerra. L'Ucraina propone di porre fine a questa guerra con dignità e con garanzie", scrive il leader di Kiev che chiede "un dialogo diretto tra noi e voi. Propongo un incontro", dice Zelensky ipotizzando Svizzera, Turchia o Paesi arabi come campo neutro. "Sono i leader a risolvere le questioni chiave. È sempre stato così e lo sarà sempre. Propongo di fissare una data precisa - incalza - L'Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati", ipotesi già esclusa dallo Zar. Zelensky poi spiega che "dobbiamo stabilire quale futuro attende le generazioni di ucraini e russi che verranno dopo di noi" e attacca frontalmente: "Se non giungerete alla conclusione che è ora di porre fine a questa guerra, l'Ucraina continuerà a lottare per la propria sopravvivenza. Ma anche voi dovrete lottare molto più duramente per la vostra stessa esistenza. Non è una minaccia, è un fatto. Puoi fermare la tua guerra". Con il Cremlino che replica provocatoriamente: "Ok, venga a Mosca quando vuole", ipotesi già esclusa da Zelensky.

Una possibile svolta benedetta anche da Donald Trump, che mette in parte Putin spalle al muro in caso di bluff: "Sono contento che stiano parlando di incontrarsi. Credo che il mio contributo in tal senso sia stato notevole - ha detto il tycoon - Entrambi dovranno scendere a compromessi, l'ho suggerito io e ho avuto un ruolo determinante nella vicenda". Il tycoon poi lancia l'ennesima frecciata all'Europa: "Non abbiamo bisogno di loro, non ci hanno aiutato in Iran".

Nel quadro di dialogo potenziale, cozzano le parole del ministro degli Esteri russo Lavrov: "Siamo pronti a negoziare, ma non troviamo con chi parlare, non vediamo disponibilità al dialogo dall'altra parte. Non riusciamo a trovare interlocutori con cui poter dialogare". Lavrov che rilancia gli improponibili accordi di Anchorage tra Russia e Usa che prevedevano di fatto una resa incondizionata di Kiev e il consigliere presidenziale russo Dmitriev che riferisce di aver avuto una conversazione telefonica con l'inviato Usa Witkoff e con il genero del presidente Kushner, più che per un dialogo, per accordi relativi a un tunnel che colleghi la Russia e gli Stati Uniti attraverso lo Stretto di Bering che Dmitriev definisce imminente.

Ma in campo, ora ci sono i leader. Se Putin prova a bluffare, Zelensky cerca di stanarlo. Ma finché al tempo delle parole non seguirà il tempo dei fatti, resterà il tempo della guerra, delle bombe, dei missili e dei droni.

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