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La Russia diventa il laboratorio militare della Cina: cosa sta imparando Xi dalla guerra

Pechino sta trasformando la dipendenza economica e militare di Mosca in un vantaggio strategico: energia a sconto, tecnologia bellica, dati di guerra e tanta influenza geopolitica

Svolta storica: tra Russia e Cina alleanza sul gas
Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping dopo la firma dei documenti

In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina la Cina ha iniziato a usare la dipendenza russa come leva per rafforzare contemporaneamente il proprio apparato militare e la propria economia. Dal 2022 in poi, mentre Mosca veniva colpita da sanzioni occidentali, isolamento finanziario e perdita dei mercati europei, Pechino ha assunto il ruolo di partner indispensabile di Mosca. In che modo? Ha acquistato petrolio e gas russi a prezzi scontati, ha fornito componenti industriali e tecnologici cruciali per l’economia di guerra del Cremlino e ha contribuito a mantenere aperti canali finanziari alternativi al sistema occidentale. Ma il rapporto non è rimasto fermo a questo scambio economico.

Il rapporto tra Cina e Russia

Secondo quanto riportato dall’Economist, dal 2024 ufficiali e soldati cinesi avrebbero partecipato in Russia a corsi avanzati su droni, guerra urbana, mine, medicina da campo e tattiche sviluppate direttamente sul fronte ucraino. Per Pechino il problema è strutturale: l’Esercito Popolare di Liberazione non combatte una guerra vera dal conflitto con il Vietnam del 1979. Se Xi Jinping vuole essere credibile nella prospettiva di una crisi su Taiwan, ha bisogno di esperienza operativa, dati reali e capacità di adattamento che solo un esercito impegnato in un conflitto ad alta intensità può offrire. La Russia, pur con tutti i suoi errori, rappresenta oggi un laboratorio bellico unico al mondo.

Il rafforzamento militare di Pechino

L’aspetto più delicato è che Pechino non starebbe ottenendo soltanto lezioni tattiche, ma anche accesso a competenze tecnologiche che il Cremlino in passato era riluttante a condividere. Le preoccupazioni di funzionari statunitensi e alleati riguardano in particolare tre settori: difesa aerea e antimissile, sottomarini nucleari e guerra con droni.

Le esercitazioni navali congiunte lo scorso luglio, svolte al largo della Cina orientale, hanno incluso operazioni con sottomarini, droni navali e aerei, missioni anti-sommergibile e scenari di contrasto a sistemi senza pilota: era la prima volta che le due marine si concentravano esplicitamente su drone e contro-drone warfare. Gli analisti occidentali temono che tecnologie russe per la riduzione della rumorosità dei sottomarini possano essere trasferite ai nuovi battelli cinesi Type 095 e Type 096, con implicazioni dirette per l’equilibrio nel Pacifico.

Non solo: il possibile avanzamento della cooperazione su sistemi di allerta precoce nucleare e difesa contro missili balistici e ipersonici. In altre parole, la Cina starebbe sfruttando la guerra combattuta dalla Russia per accelerare di anni il proprio apprendimento militare. E lo farebbe da una posizione di forza: come osserva l’esperto Lyle Goldstein, oggi “la Cina può chiedere alla Russia cose che la Russia non può chiedere alla Cina”.

Una partnership sempre più sbilanciata

Il Wall Street Journal ha sottolineato un aspetto rilevante: il rapporto tra Xi Jinping e Vladimir Putin si è trasformato da partnership quasi paritaria a relazione fortemente sbilanciata a favore di Pechino, con Mosca ridotta sempre più al ruolo di junior partner.

Il terreno dove questo squilibrio è più evidente è l’economia. Prima dell’invasione dell’Ucraina, l’Europa era il principale partner commerciale della Russia; oggi la Cina assorbe una quota molto più ampia delle esportazioni russe e conta per circa il 40% del commercio estero di Mosca, mentre la Russia pesa meno del 4% sul commercio totale cinese. Questo significa che Pechino può negoziare da una posizione dominante.

Il caso del gasdotto Power of Siberia 2 è emblematico: durante la visita di Putin a Pechino, lo scorso maggio, i funzionari cinesi avrebbero respinto le richieste russe chiedendo prezzi del gas vicini a quelli praticati sul mercato interno russo, di fatto imponendo condizioni estremamente favorevoli alla Cina. Il progetto, cruciale per sostituire i volumi un tempo destinati all’Europa, non è stato firmato. Xi ha quindi ottenuto il massimo vantaggio senza concedere il risultato politico di cui Putin aveva bisogno. Nel frattempo, l’afflusso di automobili, macchinari, tessili e prodotti alimentari cinesi sta mettendo sotto pressione l’industria russa, costringendo il Cremlino a introdurre misure protettive.

Droni e finanza

Anche sul piano finanziario la dipendenza cresce: Mosca ha accettato un ruolo più centrale dello yuan nei progetti della Shanghai Cooperation Organization, dopo anni di resistenze. Per la Cina questo è molto più di un affare energetico. Significa assicurarsi forniture a basso costo, sostenere la propria manifattura in una fase di rallentamento interno, internazionalizzare la valuta cinese e consolidare la propria influenza in Asia centrale. Detto altrimenti, la crisi russa sta offrendo a Xi una combinazione rarissima di vantaggi economici: energia scontata, mercati di sbocco, leva finanziaria e spazio geopolitico.

Il settore in cui il guadagno strategico cinese potrebbe essere più rapido è però quello dei droni. La guerra in Ucraina ha rivoluzionato il modo di combattere: droni FPV economici, guerra elettronica, fibre ottiche anti-jamming, sistemi guidati dall’intelligenza artificiale e attacchi di saturazione hanno trasformato il campo di battaglia in un ambiente quasi completamente trasparente. Ufficiali cinesi avrebbero studiato non solo l’impiego dei droni, ma anche l’adattamento di fanteria, logistica e comando a un contesto in cui ogni movimento può essere individuato dall’alto. Particolare interesse emergerebbe per il centro russo Rubicon, creato nel 2024 per centralizzare le operazioni con droni e impiegato con efficacia nella riconquista di Kursk.

Insomma, la Cina non starebbe semplicemente copiando tecnologia russa: starebbe assorbendo un intero ciclo di innovazione bellica basato su sperimentazione continua, feedback dal fronte e rapida produzione di massa. Questo è cruciale per Taiwan, dove molti pianificatori militari ritengono che un eventuale conflitto dipenderebbe in larga misura da sciami di droni aerei, navali e subacquei.

Una nuova gerarchia?

La conclusione è che la Cina sta conducendo una strategia a doppio binario estremamente pragmatica. Da un lato tiene in vita la Russia abbastanza da continuare a estrarne valore; dall’altro evita di legarsi a Mosca con un’alleanza militare formale che limiterebbe la sua libertà d’azione.

Xi ha probabilmente imparato dalla storia della rottura sino-sovietica degli anni Sessanta: non umilia pubblicamente il partner più debole, ma ne sfrutta la vulnerabilità in privato. Le immagini dei vertici tra i due leader mostrano rispetto reciproco; i numeri mostrano un rapporto di forza sempre più asimmetrico. Per Pechino, una Russia indebolita ma non collassata è probabilmente lo scenario ideale. Finché il Cremlino resta dipendente da mercati, finanza e tecnologia cinesi, la leadership cinese può ottenere energia a basso costo, accesso a competenze militari avanzate, influenza sull’Asia centrale e maggiore peso nel confronto con gli Stati Uniti.

Se la guerra in Ucraina dovesse finire, parte di questa leva potrebbe ridursi; ma una Russia economicamente provata continuerebbe verosimilmente ad aver bisogno della Cina per anni. E persino un’eventuale fase di instabilità interna russa potrebbe accelerare la fuga verso la Cina di ingegneri, tecnici e conoscenze strategiche. Per questo molti vedono nella relazione tra Xi e Putin non solo un’alleanza tattica anti-occidentale, ma l’emergere di un nuovo ordine gerarchico in Eurasia.

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