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Guerra

I missili Usa esauriti e Trump perde la testa. Hegseth ora è nei guai

I media parlano di uno scontro con il segretario alla Guerra. Intanto il conflitto in Iran e le richieste di Kiev prosciugano le riserve

US President Donald Trump speaks after signing an executive order in the Oval Office of the White House in Washington, DC, on August 3, 2026. Also pictured, Defense Secretary Pete Hegseth (2R) and his wife Jennifer Hegseth (2L). (Photo by Jim WATSON / AFP)

Lo scontro si è consumato venerdì scorso a Camp David, la residenza presidenziale in Maryland, dove Donald Trump aveva convocato una riunione di gabinetto. La prima trasmessa in diretta televisiva nella storia Usa, come aveva sottolineato la Casa Bianca. È stato però a telecamere spente che Donald Trump ha preso da parte il segretario alla Difesa Pete Hegseth, accusandolo di non averlo informato delle gravi carenze di munizioni negli arsenali del Pentagono, che stanno compromettendo le opzioni militari contro l’Iran. A svelare il retroscena è il Washington Post, dopo che nei giorni scorsi la Cnn aveva rivelato che nel conflitto in Medio Oriente gli Usa hanno già consumato l’80% delle scorte degli intercettori per il sistema di difesa missilistica Thaad (Terminal High Altitude Area Defense) e circa la metà degli intercettori Patriot. Messo alle strette da Trump, Hegseth si sarebbe difeso attribuendo al suo vice, Stephen Feinberg, la responsabilità delle carenze e della mancata informazione completa sulla questione. Lontani comunque i giorni in cui l’ex commentatore di Fox News, forte del successo militare della cattura di Nicolas Maduro in Venezuela, aveva recuperato punti dopo gli inciampi dei suoi inizi al Pentagono ed era divenuto uno dei più accesi e ascoltati sostenitori dell’avventura militare contro Teheran, convincendo Trump che si sarebbe trattato di una vittoria rapida e relativamente facile. Questo, nonostante la cautela del capo degli Stati Maggiori Riuniti Dan Caine, del vicepresidente JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio.

Proprio la carenza di munizioni sarebbe una delle ragioni per cui, nei giorni scorsi, Trump ha rinunciato a lanciare ulteriori massicci attacchi contro l’Iran - «il più grande attacco dai tempi della Seconda Guerra Mondiale» - motivandolo con la ripresa dei contatti diplomatici con Teheran. Per smentire lo «scoop» del Post - «100% notizie false», ha commentato la Casa Bianca - Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti dispongono di «enormi quantità» di munizioni e che «grandi quantitativi vengono prodotti e inviati negli Usa secondo necessità». Ha poi aggiunto che si sta dando la caccia a «chi ha fatto trapelare queste dichiarazioni traditrici». La realtà sarebbe però ben diversa. Secondo le stime del quotidiano Usa, solo nel primo mese di combattimenti in Iran gli Usa hanno lanciato oltre 850 missili da crociera Tomahawk e più di 1.000 missili per i sistemi Patriot e Thaad; nelle prime settimane di conflitto, gli Stati Uniti hanno inoltre impiegato oltre 1.300 missili balistici tattici in dotazione all’Esercito. Al punto che le scorte di questi dispositivi, richiesti anche dall’Ucraina, sono praticamente esaurite. Un conteggio più esteso indica che dal 28 febbraio (inizio del conflitto) al 7 aprile (giorno in cui è scattato il cessate il fuoco), gli Stati Uniti hanno colpito oltre 13.000 obiettivi in Iran e neutralizzato più di 8.500 munizioni o droni iraniani in arrivo.

A poco servono, nell’immediato, i nuovi accordi con i giganti dell’industria bellica Usa per aumentare la produzione di alcune delle munizioni più critiche, come i missili Patriot: i tempi di produzione possono arrivare fino a due anni. Peraltro, al Congresso rimane per ora ferma la richiesta avanzata da Hegseth di un budget aggiuntivo di 67 miliardi di dollari per coprire i costi della guerra e quella record da 1,5 trilioni di dollari per il bilancio del Pentagono nel nuovo anno fiscale.

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