Una muraglia virtuale a protezione dei porti dell’Ucraina. È questa l’ultima iniziativa di Kiev, alle prese con attacchi russi resi più devastanti dalla carenza di missili intercettori. Per realizzare il suo nuovo obiettivo, il governo di Volodymyr Zelensky si è affidato all’azienda danese della difesa BlueShadow che, entro la primavera del 2027, conta di schierare in Ucraina il sistema di difesa marittima BlueDragon. A renderlo noto in un’intervista, riporta il Kyiv Post, è stato ieri lo stesso ceo dell’azienda Charles Maher.
Il sistema BlueDragon è progettato per intercettare i droni russi Shahed sul Mar nero prima che raggiungano i porti di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi e altri obiettivi sulla costa ucraina. “Siamo in linea con i tempi previsti”, ha annunciato Maher, ex comandante di sommergibili statunitensi, aggiungendo che il ministero della Difesa di Kiev dovrebbe emettere la relativa certificazione entro la fine dell’anno. Stando a quanto precisato dal ceo di BlueShadow, nel progetto sono coinvolte più di 10 aziende tecnologiche ucraine. Componenti di fabbricazione cinese sono state deliberatamente escluse dal sistema in questione.
Lo scudo dovrebbe creare una zona di intercettazione al largo della costa ucraina ma potrebbe anche contribuire a proteggere i corridoi di navigazione e i porti del Danubio creando, a detta di Maher, una vera e propria “fortezza marittima”. Il sistema difensivo è basato su BlueShadowCore, una piattaforma software aperta che consente di integrare radar, sensori e intercettori, e dovrebbe essere in grado di rilevare, tracciare e distruggere i droni Shahed lanciati da Mosca.
Il sistema è composto da uno sciame di “imbarcazioni di superficie autonome senza equipaggio” e dovrebbe proteggere i porti ucraini ad una distanza compresa tra i 10 e i 20 chilometri dalla costa. Lì dove, cioè, le capacità di difesa aerea da parte di Kiev sono limitate. Ogni imbarcazione è equipaggiata con quadricotteri intercettori, missili, mitragliatrici e sistemi di guerra elettronica. Da terra saranno sufficienti cinque operatori per gestire 12 imbarcazioni (l’equivalente di un singolo squadrone) e, anche in caso di neutralizzazione di un’unità da parte del nemico, le altre continuerebbero a svolgere la loro missione in maniera indipendente. Il costo del primo squadrone è stimato tra i 10 e i 12 milioni di euro.
L’interesse per BlueDragon non conosce confini. Il ceo dell’azienda danese ha reso noto che la sua azienda ha già avviato colloqui con altri Paesi che si affacciano sul Mar Nero e che sono state anche avviate trattative con i Paesi del Golfo Persico. A dimostrazione, l’ennesima, che quello che succede in Ucraina non resta in Ucraina.
