L'epidemia si sta ritirando "Ma i focolai sono centinaia"

La Lombardia passa da rischio "moderato" a "basso". Decisivi i prossimi due fine settimana: "Non mollare"

Il trend dei contagi è in calo ma è davvero presto per cantare vittoria. L'Istituto superiore della sanità cerca di mantenere alta la guardia per non rischiare di mandare in fumo i sacrifici del lockdown. «Le cose stanno andando benino - conferma Gianni Rezza, direttore generale Prevenzione del ministero della Salute - Mi sembra che globalmente stia aumentando la resilienza delle Regioni, ovvero la capacità di individuare i nuovi focolai. Bisogna mantenere alta questa attenzione anche nel periodo estivo. Ma ricordiamoci che il pericolo non è ancora alle spalle, manteniamo la massima prudenza».

La lettura dei dati è infatti costellata di «ma». Il primo riguarda proprio i focolai che, spiega il presidente Iss Silvio Brusaferro, sono centinaia in tutta Italia. Rispetto prima però vengono bloccati con più facilità. «Il virus circola - spiega - non ce lo siamo lasciati alle spalle, quindi non possiamo allentare le misure di allerta».

Fondamentali per dare un'ulteriore scossa alla curva dei contagi sarà il nostro comportamento di questo fine settimana e del prossimo. «I nostri comportamenti saranno decisivi» spiega Brusaferro. Sarà infatti sulla base dei nuovi contagi che si deciderà quanto e come potremo spostarci dentro e fuori dalla nostra regione.

Parallelamente al calo dei ricoveri e alla chiusura di sempre più reparti Covid, cresce il numero degli asintomatici. «Le Regioni si stanno attrezzando con tamponi e contact tracing ed è per questo che possono registrare più asintomatici», ha sottolineato Brusaferro. «Tutti i sistemi di monitoraggio stanno migliorando significativamente in grande condivisione con le Regioni. È una garanzia del fatto che nel suo complesso il servizio sanitario nazionale è in grado di monitorare quanto sta avvenendo e rispondere tempestivamente». Gli indicatori che gli esperti guardano con più apprensione, cioè il carico sul sistema sanitario, sono tutti «verdi»: «Non abbiamo segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, sia per quanto riguarda le terapie intensive sia per quanto riguarda i reparti. È un dato molto importante perchè significa che il sistema è in grado di far fronte alle esigenze sanitarie».

E poi la voce più sottile, sottopelle e determinante: l'indice Rt, cioè la capacità del virus di passare da un individuo all'altro. È sceso anche il Lombardia, passando dallo 0,62 allo 0,51. Un salto chiave che permette alla regione rossa per eccellenza di abbandonare la pagina delle aree con rischio moderato e rientrare nell'elenco di quelle a rischio basso. La notizia fa gioire il presidente regionale Attilio Fontana che tuttavia invita alla prudenza: «Guai ad abbassare la guardia e a pensare che il virus sia stato sconfitto. Non è così, proseguiamo nei comportamenti virtuosi per non vanificare gli sforzi fin qui fatti».

Traendo un bilancio parziale di queste ultime tre settimane, anche il ministro della Salute Roberto Speranza è ottimista: «I dati del monitoraggio sono al momento incoraggianti. Ci dicono che il Paese ha retto bene le prime aperture del 4 maggio. Ma guai a pensare che la partita sia vinta. Basta poco a vanificare i sacrifici fatti finora».

Nel frattempo sembra una fuga in avanti un po' troppo ottimistica l'annuncio del vaccino entro settembre da parte della multinazionale AstraZeneca. «Il tempo ragionevole è la primavera o l'estate prossima, non penso che per settembre vi sia alcun vaccino disponibile anche contando i risultati molto buoni dei primi studi. Speriamo per l'anno prossimo, speriamo sia più di uno» spiega il direttore generale di Aifa Nicola Magrini.

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