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In Libano il nodo Hezbollah. Rischio di guerra civile

Intesa inapplicabile, esercito diviso. Scintilla dalle mosse dei sunniti siriani

In Libano il nodo Hezbollah. Rischio di guerra civile
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"Questa volta, in Libano, può succede di tutto. Anche la guerra civile" ammette un veterano che negli anni '70 difendeva i cristiani ed è pronto a tornare a imbracciare il fucile. Non era mai stato così netto dal 7 ottobre in poi. I nodi sono arrivati al pettine con l'accordo preliminare firmato da Libano e Israele, di reciproco riconoscimento, che punta a disarmare, una volta per tutte, i giannizzeri filo iraniani. Hezbollah lo considera un tradimento e un suo deputato, Hassan Fadlallah, ha evocato lo spettro della "guerra civile".

Lo stallo su Hormuz, la tregua a colpi di missili e droni nel Golfo, le trattative che sembrano impantanate, dimostrano che la Repubblica islamica dei Pasdaran è un osso troppo duro. L'obiettivo è la loro milizia più fedele, armata e organizzata, diventata uno "Stato nello Stato". Un osso più piccolo, ma altrettanto ostico: gli sciiti sono il 31% della popolazione e i "gialli", come vengono chiamati per il colore delle loro bandiere dove spunta il kalashnikov, sono già scesi in piazza. Lungo la strada principale per l'aeroporto, che costeggia la roccaforte di Dahiyeh, pluribombardata, a ogni lampione era appeso un manifesto con i faccioni dei leader iraniani come Khamenei e Nasrallah, di Hezbollah, uccisi entrambi dagli israeliani. Il governo li ha sostituiti con l'immagine del cedro, simbolo del Paese, e lo slogan "prima il Libano", dati alle fiamme, uno ad uno, dai manifestanti sciiti. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ammesso che rispetto allo stallo con l'Iran "mi preoccupa di più Hezbollah, che vuole continuare la guerra".

Gli americani assisteranno l'esercito libanese, che dovrebbe prendere posizione a Sud nelle "aree pilota" da dove si ritireranno gli israeliani con l'impegno di mantenerle "libere" dai miliziani sciiti. Ieri, l'ammiraglio Brad Cooper, che guida Centcom, il comando centrale Usa, ha fatto visita al capo dello Stato libanese, Joseph Aoun. Il presidente cristiano, ex capo di stato maggiore, sa bene che le forze armate di 80mila uomini, sono infiltrate da Hezbollah. E rischiano di sfaldarsi come era capitato nella guerra civile degli anni '70, che ha sprofondato la Svizzera del Medioriente in un lungo e sanguinoso baratro. Le brigate avevano cominciato a spararsi fra loro lungo le linee confessionali. Per questo si teme che possano scendere in campo i siriani, del "talebuono" Ahmed Hussein al Sharaa, nuovo rais di Damasco, come ha ipotizzato Trump. I suoi uomini sono tutti sunniti, compresi gli ex tagliagole di al Qaida e dell'Isis, che odiano gli sciiti ed Hezbollah per l'intervento armato a favore di Assad. A Tripoli, roccaforte sunnita nel Nord del Libano, alcuni sceicchi locali, come Salem al-Rafei e Saad al-Masri starebbero favorendo l'arrivo di forze da oltre confine sotto le mentite spoglie di "migranti". Se gli israeliani premono da Sud e i siriani manovrano a tenaglia da Est sulla storica roccaforte sciita nella valle della Beeka, Hezbollah rischia grosso.

La Siria è stato un elemento chiave nella prima guerra civile. Il presidente del Parlamento, lo sciita Nabih Berri, ha già annunciato che l'accordo con Israele non passerà mai.

Da giovane ha partecipato alla guerra civile guidando il movimento Amal, alleato di Hezbollah. In una specie di richiamo della foresta ha bollato la firma a Washington con gli israeliani come "un invito alla sedizione".

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