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Guerra

Mosca, guerra di droni. Ma l’Europa è indifesa

Allarmante studio anglo-tedesco sugli avvistamenti sospetti. Zelensky invoca ancora i Patriot. E la Russia schiera 50mila nordcoreani

In this photo provided by the Ukrainian Emergency Service, emergency services personnel work to extinguish a fire of residential buildings following a Russian missiles attack in Odesa, Ukraine, Sunday, Aug. 9, 2026. (Ukrainian Emergency Service via AP) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

L’Europa ha studiato per decenni la guerra che ricordava. La Russia, nel frattempo, sembra essersi esercitata su quella che verrà. È questa, in fondo, la conclusione dello studio dell’International Institute for Strategic Studies di Londra, realizzato con la fondazione tedesca Hanns Seidel: fra agosto 2024 e febbraio 2026 sono stati esaminati 144 episodi di droni in 12 Paesi della Nato e in Irlanda. Nessun governo europeo ha finora attribuito pubblicamente alla Russia uno degli avvistamenti analizzati. Il problema non è soltanto vedere il drone. È capire chi lo ha mandato, dimostrarlo, decidere chi debba intervenire e farlo prima che il drone diventi un problema diplomatico, militare o, più semplicemente, un cratere.

Il rapporto definisce altamente probabile l’esistenza di una campagna russa di droni in Europa e giudica ancora inadeguato il sistema continentale di contrasto: rilevamento disomogeneo, competenze giuridiche frammentate, risposte potenzialmente sproporzionate, attribuzione troppo lenta.

In Ucraina il problema ha invece una forma molto più precisa: si chiama Patriot. Zelensky lo ripete da settimane: servono rapidamente, più sistemi di difesa aerea, perché la matematica della guerra è diventata sfavorevole. Mosca moltiplica gli attacchi, Kiev deve scegliere quali bersagli proteggere e quali lasciare esposti. Nell’ultima settimana la Russia ha lanciato sull’Ucraina 61 missili, oltre a circa 1.560 droni e 1.540 bombe aeree. La risposta occidentale deve fare i conti con un altro genere di numeri: quelli delle scorte. Zelensky ha spiegato che anche una eventuale produzione ucraina di Patriot richiederebbe almeno dodici mesi, nella migliore delle ipotesi, e comunque licenze e autorizzazioni, ma precisa: «Mosca non si illuda, continuerà a sentire la forza dei nostri attacchi». Anche negli Usa le scorte sono sotto pressione. La guerra contro l’Iran sta riducendo le dotazioni missilistiche, rendendo più difficile rifornire contemporaneamente Europa e Asia. Per alcune categorie di missili ripristinare le riserve potrebbe richiedere oltre due anni. Il nuovo ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha chiesto agli alleati di garantire a Kiev gli intercettori necessari prima dell’inverno.

Nella notte, il conflitto ha registrato nuovi attacchi e vittime su entrambi i fronti. Kiev afferma di aver colpito a Gelendzhik, nel Krasnodar, un sistema antiaereo russo S-400 e di aver intercettato nel Mar Nero tre navi della flotta ombra. In Ucraina attacchi russi hanno causato vittime e danni a Kharkiv, Odessa, Pavlohrad, Sumy e Kherson, colpendo abitazioni, infrastrutture energetiche, portuali e civili. Le evacuazioni sono proseguite a Kupiansk e iniziate a Zaporizhzhia, mentre a Dnipro è stato distrutto un magazzino umanitario dell’Oms. Gli 007 di Kiev rivelano che la Russia potrebbe schierare fino a 50mila soldati nordcoreani.

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