Bruxelles prova ad ammorbidire il mercato europeo della Co2 con la revisione del Sistema di scambio di quote di emissione della Ue e il piano d'azione per l'elettrificazione, ma riesce nell'impresa di scontentare quasi tutti. Per il mondo produttivo italiano la riforma del sistema Ets non risponde alle attese dell'industria, mentre il governo intravede alcuni passi avanti ma punta a correggerla durante il negoziato europeo. Sullo sfondo resta il timore che il sistema continui a penalizzare la competitività delle imprese europee rispetto ai concorrenti americani e asiatici.
Nel pacchetto presentato dalla Commissione europea almeno il 50% dei proventi delle aste nazionali deve essere reinvestito nella transizione di industria, clean-tech, aviazione e trasporto marittimo, mobilitando oltre 100 miliardi di euro entro il 2030. Viene inoltre istituita una Banca europea per la decarbonizzazione industriale da 100 miliardi, rallentata la riduzione delle quote di emissione e prorogata fino al 2038, per i settori coperti dal Cbam, la graduale eliminazione delle quote gratuite, che saranno sempre più legate agli investimenti realizzati in Europa. La riforma rafforza inoltre il sistema Ets per aviazione e trasporto marittimo, lo estende agli impianti di incenerimento dei rifiuti e introduce maggiore flessibilità attraverso crediti internazionali e tecnologie di rimozione permanente della Co2.
Parallelamente Bruxelles punta a fare dell'Europa il primo continente alimentato prevalentemente dall'elettricità. Il Piano per l'elettrificazione fissa un obiettivo indicativo del 46% di elettrificazione dei consumi energetici entro il 2040, punta a ridurre il costo dell'elettricità rispetto al gas, consente agli Stati membri di alleggerire oneri di rete e tassazione per imprese energivore e consumatori e prevede incentivi per accelerare la diffusione di pompe di calore, mobilità elettrica, reti intelligenti e infrastrutture energetiche. L'obiettivo è ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e tagliare fino a 260 miliardi l'anno di importazioni energetiche entro il 2040.
Ma il giudizio del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, è impietoso: "La proposta europea di revisione dell'Ets è, per l'industria italiana, insoddisfacente, come dimostra l'andamento del prezzo delle quote sul mercato, che sono in aumento. Segno che ci si attendeva una revisione profonda che invece non c'è stata". Secondo Orsini, infatti, "la proposta della Commissione si limita a interventi con effetti solo marginali nel breve termine e non affronta le criticità strutturali del sistema nel contesto globale". Un giudizio condiviso da Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e special advisor di Confindustria per l'Autonomia strategica europea, che liquida il pacchetto come una riforma "omeopatica". A fare da mediatore, cercando di migliorare l'impianto della proposta, si candida il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, chiamato ora a gestire il negoziato europeo. Pur riconoscendo come positivo il rafforzamento degli strumenti a sostegno degli investimenti per la decarbonizzazione industriale, il ministro osserva che restano aperti dossier decisivi, dalla definizione dei benchmark al sistema di assegnazione delle quote gratuite. Sarà su questi aspetti, assicura, che l'Italia lavorerà con "determinazione, pragmatismo e spirito costruttivo" per migliorare il testo e tutelare la competitività dei settori maggiormente esposti alla concorrenza internazionale.
Molto più duro il ministro delle Imprese Adolfo Urso, secondo cui le misure presentate sono "assolutamente insufficienti" e "troppo timide".Saranno ora Parlamento europeo e Consiglio a cercare un punto di equilibrio tra competitività e decarbonizzazione.
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