Sarà una convivenza lunga e complessa quella tra l’Europa e l’inflazione sopra il 2%. Il target che tutte le banche centrali continuano ad inseguire, tornerà ad essere solo un ricordo almeno per il primo semestre del 2027. La causa? L’energia.
Secondo la Banca centrale europea, non è ancora arrivato pienamente nell’eurozona l’effetto dello choc sui prezzi energetici causato dalla guerra in Medioriente. Non ci sono dubbi, i rialzi stanno già pesando sulle famiglie, soprattutto quelle a basso reddito, ma la situazione potrebbe aggravarsi nel breve periodo e la Bce è pronta a reagire già nella riunione di settembre. Per ora c’è una sola certezza: l’alta inflazione - che secondo i dati preliminari dell’Eurostat a luglio si è attestata al 2,9% - si sta trasformando in una vera e propria tassa sui poveri. Per i ricercatori dell’istituto centrale, infatti, oggi quasi il 9% del bilancio di queste famiglie viene assorbito dal pagamento dei bene energetici, tra bollette e carburanti. Considerando anche che i nuclei in condizioni di povertà «dispongono di minori risorse per assorbire gli shock sui prezzi» e i rincari non fanno altro che erodere le risorse accantonate.
Non si tratta però solo di un problema momentaneo, se le stime della Bce dovessero tradursi in realtà e lo choc peggiore non fosse ancora arrivato, allora nei prossimi mesi la situazione non potrà che complicarsi ulteriormente.
