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"La liturgia deve unificare. Scisma, Leone sa cosa fare"

Il cardinale franco spagnolo François Xavier Bustillo sull'ipotesi messa in latino. "Non è un attentato alla pace della nostra Chiesa"

"La liturgia deve unificare. Scisma, Leone sa cosa fare"
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Scisma e messa in latino, due questioni separate ma spesso sovrapposte da molti, non sono rimaste fuori dal Concistoro che si è appena concluso. A Roma per la riunione e per lanciare il suo ultimo libro (La necessità di riparare, edito da San Paolo) reduce dal successo in patria, il cardinale franco-spagnolo François-Xavier Bustillo non si sottrae alle domande su questi due temi che infiammano la Chiesa di oggi, soprattutto al di là delle Alpi. Ma il suo sguardo sul futuro del cattolicesimo resta ottimista.

Eminenza, davvero la messa in latino può essere una minaccia per l'unità della Chiesa?

"No, non è un attentato all'unità e alla Chiesa. Se esiste questa sensibilità particolare per la forma di pregare o di celebrare, non penso che sia un problema. D'altronde nella Chiesa esiste il rito orientale e anche in Occidente abbiamo tanti riti: penso a quello ambrosiano, a quello mozarabico o spagnolo. Il problema avviene, secondo me, quando la ricerca di radicalità si trasforma in rigidità e l'ideale in ideologia".

Cosa si può fare per evitare uno scontro su questo terreno?

"La cosa paradossale è che la liturgia è sempre stata un principio di unità, quindi non può essere un argomento di divisione o di tensione. Noi vescovi dobbiamo tenere conto di tutte queste realtà e apportare delle risposte di unità, non di ideologia".

Anche alla luce del probabile scisma lefebvriano, non è arrivato il momento di abrogare le limitazioni per la liturgia antica introdotte da Traditionis Custodes per chi è in piena comunione con Roma?

"Sarebbe pericoloso dare il messaggio che Francesco non ha avuto ragione e Leone risolve i problemi. Ma nella tradizione della Chiesa e del magistero c'è una continuità e c'è anche un perfezionamento. Papa Leone è molto cosciente di queste difficoltà reali che ci sono anche in Francia e lui darà una risposta, secondo me, giusta e aggiustata".

Lei che essendo vescovo in Francia vede da vicino la situazione, che idea si è fatto dello scisma della Fraternità San Pio X?

"Benedetto XVI fece un gesto molto potente togliendo le scomuniche ai vescovi della Fraternità. Fu un segno di paternità e di maternità della Chiesa. Se queste ordinazioni dovessero esserci nonostante gli sforzi fatti per il dialogo, saranno una frattura dolorosa per la Chiesa. E sarà un dolore ulteriore se si pensa che arrivano dopo poco più di un anno di un pontificato incentrato sulle parole 'pace' e 'unità'".

Lei resta ottimista sul futuro del cattolicesimo in Francia?

"Sì, perché da noi stiamo assistendo ad una rinascita del desiderio di spiritualità. Certo, non cantiamo vittoria, ma ci rendiamo conto che nella società c'è questa sete di Dio. Tutta questa gente che bussa alla porta della Chiesa per noi è una responsabilità perché coinvolge soprattutto i giovani. A loro noi pastori dobbiamo offrire parole, tempo e prossimità. Perché quando c'è prossimità, c'è autorità".

La visita del Papa in Francia a settembre incoraggerà questa rinascita?

"Noi lo aspettiamo con impazienza perché la Francia ha bisogno anche di una parola di autorità. E il Papa oggi incarna una leadership etica e spirituale unica.

Lo abbiamo visto in Spagna: Leone sta svegliando l'Occidente, così come Giovanni Paolo II svegliò l'Oriente. L'Occidente sembra essersi reso conto che aver messo da parte Dio, soprattutto dopo il '68, non ci ha resi migliori".

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