Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 16:29
Vaticano

Morto Don Antonio Mazzi. Chi era il fondatore di Exodus e le sue battaglie contro la tossicodipendenza

Don Antonio Mazzi, presidente della Fondazione Exodus e ‘prete di periferia’ con simpatie a sinistra, è morto oggi, a 96 anni, dopo aver dedicato quasi tutta la sua vita agli ultimi, i tossicodipendenti soprattutto

Don Mazzi: "Berlusconi ai servizi? Farebbe bene"

Prete, presidente della Fondazione Exodus e assiduo frequentatore di importanti trasmissioni televisivi. Don Antonio Mazzi, ‘prete di periferia’ con ben note simpatie a sinistra, ha dedicato quasi tutta la sua vita agli ultimi, i tossicodipendenti soprattutto.

Ecco come ‘nasce’ don Antonio Mazzi

Nasce e trascorre un’infanzia molto difficile in una famiglia povera di Verona senza poter conoscere suo padre, morto per una broncopolmonite quando lui aveva soltanto dieci mesi. La madre, sofferente di cuore e quasi cieca, per tirar su la famiglia si dedica più al lavoro che al piccolo Antonio che presto viene spedito in collegio, al Seminario Vescovile di Verona. Qui il preside lo boccia in terza media per cattiva condotta:“Disse a mia madre: ‘signora, suo figlio è intelligente ma è irrecuperabile’. E io, continuo a dire che nessuno è irrecuperabile”, racconterà a La vita in diretta su Raiuno. Nel 1950 si trasferisce a Ferrara per lavorare come educatore nella ‘Città dei ragazzi’ e riuscire così a studiare Lettere all’università di Bologna e pagarsi il conservatorio per suonare il pianoforte, la sua personale valvola di sfogo per la morte del padre.“Nel 1951 è capitata l’alluvione del Polesine e mi sono ritrovato più di 400 bambini e ragazzi a cui erano venuti a mancare la mamma e il papà. E lì ho iniziato a pensare: ‘E se io, che ho sofferto così tanto, facessi il padre di questi?’ Allora sono andato dal vescovo e ho detto: ‘Voglio fare il prete’”, rivelerà in più occasioni.

Gli anni ’60 e ’70: l’attenzione per la disabilità e il Progetto Exodus

Ed è così che, una volta terminati gli studi teologici e filosofici, il 26 Marzo 1955 viene ordinato sacerdote nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza. Negli anni ’60 don Mazzi frequenta in Italia una serie di corsi di specializzazione di psicologia, psicopedagogia e psicanalisi, mentre tra il ’62 e il ’69 ricopre il ruolo di responsabile del Centro Giovanile della Parrocchia S. Filippo Neri nel quartiere Primavalle di Roma. Qui “ho salvato dallo sbando decine di ragazzi con calcio, pallavolo e pallacanestro. Mi sono spaccato tre volte le gambe”, dirà. Nel 1969 apre a Verona le prime case famiglia per i giovani disabili e per tutti gli anni ’70 studia sia negli Usa sia in varie comunità terapeutiche europee i problemi legati alla disabilità. Nel 1979, dà vita al Progetto Exodus per il recupero di tossicodipendenti ed ex terroristi per i quali avvia dei percorsi alternativi al carcere. Cinque anni più tardi, dopo aver ripulito il Parco Lambro conosciuto come importante luogo di spaccio, fa della Cascina “Molino Torrette” la sede di Exodus. Nel corso degli anni don Mazzi ha affrontato casi molto difficili ma, a detta sua, quelli che lo hanno fatto soffrire di più sono stati principalmente due. Su richiesta di cardinal Martini si è occupato di salvare il manager di una grande azienda “che era uno dei primi pedofili”, mentre l’altro era il terrorista Marco Donat Cattin, figlio di Carlo, importante esponente della Democrazia Cristiana.“La situazione era difficilissima: quando stava a Milano, c’erano uomini nascosti a spiarci sugli alberi del parco e lui era stato minacciato di morte. La sera, lo riportavo io in carcere a Brescia”, rivelerà parecchi anni dopo la sua morte e, orgoglioso di averlo “recuperato”, dirà: “Ha fondato lui la comunità di Verona, ha trovato la casa, ha convinto i tossici a seguirlo. Aveva potere sui ragazzi: gli faceva fare quel che voleva”. Nel ’96 il Progetto Exodus si trasforma in Fondazione Exodus e, oggi, è una realtà che vanta 20 cooperative e 30 centri sparsi in tutta Italia. Nel ’98 nascono una serie di iniziative che prendono il nome di “Tremenda Voglia di Vivere” e l’ormai noto diario scolastico Tremenda. Nel 2001 fonda l’Associazione Ambalaki in Madagascar che ha il compito di aiutare i ‘Paesi in via di sviluppo, mentre nel 2004 apre in Patagonia una comunità per aiutare i ragazzi di strada e promuove il Movimento ‘Educatori senza Frontiere’ che si affianca a “Medici senza Frontiere”.

Don Antonio Mazzi in tivù e le posizioni controverse

Nel corso degli anni ’90 e 2000 don Mazzi riceve tre lauree ad honorem in pedagogia e collabora con tantissimi quotidiani e periodici di rilevanza nazionale, non solo di stampo prettamente cattolico. Partecipa a molte trasmissioni tivù ed è ospite fisso di Domenica in su Raiuno dove col suo immancabile ardore parla dei temi più spinosi. “In televisione ci vado per disturbare la superficialità, per lanciare degli spot a favore del Cielo”, dirà facendosi notare per le sue posizioni “contro corrente”. Si dichiara più volte favorevole non solo al matrimonio per i preti ma anche alle unioni tra le coppie di fatto, persino per gli omosessuali. “L’amore è amore. Ognuno nasce per amare e essere amato. Aggiungo: per desiderare ed essere desiderato”, spiegherà in un’intervista al Corriere della Sera. Nella sua autobiografia, Amori e tradimenti di un prete di strada, si definisce un eretico. Frasi come “Venderei il Vaticano e manderei tutti i cardinali a fare i missionari in Africa”sono provocazioni naturali per don Mazzi che più volte contesta pubblicamente il cardinal Tarcisio Bertone per l’acquisto dell’attico da 700 mq.

Nel 2014, intervistato da Klaus Davi su Klauscondicio, assume una posizione a favore di Silvio Berlusconi: “I giudici hanno commesso peccati imperdonabili. Sarei capace di perdonare chi ammazza qualcuno se - spiega - chiede il perdono, ma un magistrato che ha in mano un potere così forte e che lo usa solo per suo interesse, commette un peccato grave. Non capisco perché si possano usare attenuanti nei riguardi di pedofili e assassini seriali, e poi ci si accanisca contro Berlusconi”, a cui poi offre la possibilità di scontare il periodo di servizi sociali nella sua comunità ma l’ex premier, alla fine, andrà a Cesano Boscone. Chi, invece, in seguito sarà accolto nella sua comunità sarà Pietro Maso, reo di aver ucciso i genitori nel 1991 ed uscito dal carcere nel 2013.“Era una bestia e non è cambiato per niente. Invece, Milena De Giambattista, una delle ragazze che uccisero la suora in Valchiavenna, è cambiata molto. Le donne cambiano di più, hanno più sensibilità, risorse, presa”, dirà con Mazzi. Ma per Erika De Nardo, la ragazza che aveva ucciso sua madre, non sarà così.“Le sono stato accanto per dieci anni e non so ancora chi sia. Tutte le volte che abbiamo affrontato il racconto dell’omicidio, iniziava a tremare, andava in choc”, rivelerà. Su Fabrizio Corona e Lele Mora avrà un giudizio ancora più duro: “Mi hanno fatto perdere tempo. Fabrizio ero convinto di portarmelo a casa, ma si sente la divinità di se stesso. È personaggio anche quando si pente, non c’è niente di autentico in lui. Non lo voglio più”.

Nel 2025, negli stessi giorni in cui Papa Francesco viene ricoverato al Gemelli, anche don Mazzi, all’età di 96 anni, trascorre alcuni giorni di degenza nel reparto di Cardiologia dell’ospedale di Santorso per “un tagliandino” al pacemaker che gli era stato impiantato alcuni anni prima. “Sono stato un po’ di ore a riposo e adesso sono tornato. Hanno trovato tutto regolare, per cui sto bene. È stato un controllo generale, mettiamola così”, ha detto in quei giorni il fondatore di Exodus.

Nel 2026, poi, ha continuato a essere una delle voci più autorevoli sui temi dell’educazione e del disagio giovanile. A inizio anno ha lanciato un appello a “riscoprire il sorriso”, affermando che “in questi anni l’abbiamo perso” e invitando ciascuno a interrogarsi su come ritrovare fiducia e speranza. Un messaggio rivolto soprattutto ai giovani, per i quali ha chiesto di costruire “sentieri nuovi carichi di affetti, di musica e di emozioni”, rilanciando il ruolo educativo della Fondazione Exodus.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.