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Vaticano

L’anticomunismo di Papa Leone: “Pagina dolorosa della storia”

La lettera al cardinale Simoni, perseguitato in Albania, e la messa per le vittime della Cecoslovacchia

Amicizia Papa Leone XIV con il cardinale Ernest Simoni

Nonostante il comunismo americano sia nato a Chicago, il suo cittadino più illustre non ne ha respirato affatto l’aria. Nel solco dei suoi predecessori, Leone XIV è un fiero anticomunista. Lo ha confermato in questi giorni inviando una lettera in occasione della messa celebrata dal cardinale albanese Ernest Simoni a Spaç, un luogo simbolo della brutalità del regime di Enver Hoxha. In questo ex campo, il porporato 97enne ha passato 18 anni di prigionia e lavori forzati. Pochi giorni fa Simoni, sfidando il caldo e l’età, ci è ritornato per celebrare di fronte a 500 persone nello stesso posto in cui era costretto a dire messa clandestinamente in latino. Oltre all’abbraccio dei pochi altri superstiti, il regalo più bello all’anziano cardinale lo ha fatto Prevost che in un testo letto a sorpresa a fine liturgia ha parlato di «una delle pagine più dolorose della storia» del popolo albanese. Quella del comunismo che perseguitò duramente la Chiesa per imporre l’ateismo di Stato. A Spaç, ha scritto Leone, «molti hanno portato la pesante croce dell’ingiustizia». La loro memoria è stata indicata dal Papa come «un richiamo costante alla dignità inviolabile della persona umana e al valore della libertà» per le nuove generazioni. Simoni - come ha raccontato a Il Giornale il nipote Antonio che lo ha accompagnato in Albania - era felice e commosso per il segno di benevolenza papale.

Ma questo è stato solo l’ultimo di una serie di gesti di affetto che Leone ha fatto nei confronti del martire vivente del regime comunista albanese. Ad aprile, infatti, lo aveva voluto accanto a sé nella loggia centrale della basilica di san Pietro per la benedizione Urbi et Orbi. Poche settimane dopo lo ha invece ricevuto insieme ai suoi familiari per festeggiare con lui il 70esimo anniversario di sacerdozio. In quell’occasione Simoni aveva donato al Papa una reliquia dei martiri del regime comunista. Ancora prima di diventare cardinale e vescovo, Prevost aveva dimostrato una particolare sensibilità nel ripudio del totalitarismo rosso. Già nel 2012, da priore generale degli agostiniani, celebrò messa nel monastero di San Dobrotivá per le vittime della dittatura comunista. Un luogo travolto dall’operazione K con cui i comunisti chiusero i conventi in Cecoslovacchia nel 1950 e internarono i religiosi. Ma anche nel periodo in America Latina, il giovane Prevost si rivelò immune alle sirene marxiste della teologia della liberazione.

Non a caso, il futuro Leone XIV era un figlio spirituale dell’agostiniano John McKniff. Questo frate americano fu l’unico del suo ordine a poter rimanere a Cuba dopo l’avvento del regime comunista da cui, però, fu perseguitato. Nonostante i rischi anche per la nazionalità, McKniff volle rimanere al fianco dei poveri cubani fino al 1968, quando fu espulso da Fidel Castro. Oggi per la Chiesa è un servo di Dio e la speranza dei peruviani che poi lo apprezzarono in una sua successiva esperienza missionaria è che sia proprio l’allievo Prevost a canonizzarlo un giorno. Ma nei suoi anni in Perù, il futuro Papa dovette fare i conti anche con l’aggressività dei movimenti terroristici d’ispirazione marxista. La lettera a Simoni conferma che il dna anticomunista dell’agostiniano di Chicago è rimasto intatto.

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