Lo aveva promesso lo scorso 20 novembre al termine della sua prima visita (privata) vestito di bianco ad Assisi e ieri mattina Leone ha mantenuto la parola.
Dopo l’atterraggio in elicottero al campo sportivo Migaghelli, il Papa ha raggiunto in macchina piazza santa Maria degli Angeli, percorrendo a piedi il tratto fino al sagrato della basilica tra il tripudio dei 2.500 giovani che lo attendevano per l’incontro «Go! Franciscan Youth Meeting». Un raduno speciale perché nel 2026 ricorrono gli 800 anni dalla morte di San Francesco. Rispondendo alle domande di tre ragazzi, il Papa ha avuto modo di ricordare che «ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità». L’esempio indicato è quello del santo di Assisi da cui, ha detto Leone, occorre imparare «la radicalità evangelica, che è l’opposto del fondamentalismo» perché «non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti». Un’esortazione a «sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore». Riferendosi ai Balcani, regione che «solo trent’anni fa ha conosciuto la guerra e il pericoloso intreccio tra confessione religiosa e nazionalismo», Prevost ha rivendicato come «la presenza dei francescani aveva ispirato per secoli il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani». Una scelta che continua a ritenere valida nonostante significhi «andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione». Nelle risposte ai giovani, il Papa ha osservato come «sta scomparendo, quasi ovunque nel mondo, la stabilità delle società tradizionali» mentre «con una lettura a volte confusa della libertà, ci illudiamo che la vita non si risolva mai una volta per tutte, perché il contesto che abitiamo muta rapidamente e cambiamo parecchio anche noi». Leone, però, ha avvertito che questo stile di vita fa aumentare anche «la paura e la possibilità di perdersi» ed ha incoraggiato i giovani ad avere «il coraggio di compiere una scelta definitiva» che «è forse l’atto più rivoluzionario». Ad Assisi, divenuta città simbolo della pace, non poteva mancare un appello in questo senso. Ed è arrivato paragonando i sacchi a pelo dei giovani alle stuoie dei 5mila frati radunati in quello stesso luogo da san Francesco nel 1221 per l’omonimo capitolo.
Come ricordano Luigi Maria Epicoco e Giuseppe Forlai nel loro recente «San Francesco prima del mito», in quell’occasione il Poverello, irritato perché il comune di Assisi aveva messo a disposizione una casa per accogliere alcuni frati, salì sul tetto e smantellò le tegole.
Il silenzio dell’epoca è il «contrario della guerra» e «le stuoie di quei frati, come oggi i vostri sacchi a pelo, raccontano la pace». Prima di spostarsi all’interno della basilica per celebrare la messa davanti alla Porziuncola, Leone non si è risparmiato salutando le persone dietro alle transenne e poi i frati della comunità. Poi la liturgia e l’omelia in cui Prevost si è spiegato l’attrazione che la figura del Poverello è in grado di esercitare ancora oggi con la «magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù». Leone ha parlato di «energia del cristianesimo», che non è solo quella dei suoi inizi ma anche delle sue «molteplici ripartenze». In questo senso, il Papa si è rivolto ai giovani dicendo che «oggi l’Europa e il mondo intero cercano in voi nuovi santi». Prevost ha voluto pregare di fronte alla Porziuncola, luogo di piccoli dimensioni ma di grande significato per la cristianità: qui san Francesco istituì il famoso Perdono di Assisi e qui morì nel 1226. Finito questo momento di preghiera era visibile la commozione del Pontefice per il tributo riservatogli dai presenti nella basilica prima della ripartenza a Roma.
