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Meloni a Trump: politica non è Temptation Island. "Tornare alla normalità nel rapporto con gli Usa"

La premier: avanti sulla legge elettorale, la sinistra è "scarsissima" e non la vuole perché punta al pareggio. Vannacci? "Conta la sfida centrodestra-centrosinistra"

Meloni a Trump: politica non è Temptation Island. "Tornare alla normalità nel rapporto con gli Usa"
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da Roma

Conferma di essere rimasta "sinceramente colpita" dagli attacchi di Donald Trump, ma ribadisce che non intende continuare ad alimentare il confronto perché "la politica estera non è Temptation Island", Italia e Stati Uniti sono "due sistemi che hanno una storia di cooperazione antica e solida" e "il lavoro bilaterale" con Washington "deve tornare alla normalità". Nella splendida cornice liberty dell'Acquario Romano, Giorgia Meloni chiude la terza edizione de "Il giorno de La Verità" con un'intervista al direttore Maurizio Belpietro. Trentacinque minuti in buona parte dedicati alla politica estera (tra cui Iran, Libano e nuovo regolamento Ue sui rimpatri), con alcuni passaggi focalizzati sul fronte interno e una notazione personale ("ho smesso di fumare dal primo maggio, sto tenendo").

Trump e "la normalità"

Si parte inevitabilmente dagli ultimi e ripetuti affondi del presidente americano, ma senza tornare sul merito. Una cosa è "una discussione sui social media", altra è la diplomazia. L'Italia, aggiunge, ha fatto bene a cancellare il Business forum Italia-Usa di Miami per "dare un segnale", ma "non cambio idea": la politica estera italiana "resta quella degli ultimi 80 anni e manterremo solido il rapporto Usa-Ue su cui si basa la forza dell'Occidente".

Iran, intesa complessa

Sui negoziati in corso tra Washington e Teheran, Meloni lascia invece trasparire qualche timore. "Rimango ottimista", dice. Ma ammette che "l'accordo è molto complesso", spiegando che "bisogna guardare a tre elementi fondamentali": il "destino del nucleare iraniano", il fatto che "nessun Paese della regione deve sentirsi minacciato" (vale per Israele come per gli altri del Golfo) e la libertà di navigazione a Hormuz. Perché, spiega, se non venisse davvero garantita rappresenterebbe un "precedente" e ci "troveremmo catapultati" in "un mondo nel quale ogni snodo fondamentale del commercio globale diventerebbe uno strumento di pressione sugli Stati e potrebbe essere utilizzato come un'arma". È per questa ragione che il governo è disponibile a "dare una mano". Così come in Libano, dove "l'Italia ha una storia straordinaria di impegno in prima linea". È uno dei temi, aggiunge, che vuole discutere domani con Macron nel vertice intergovernativo di Antibes: "Italia e Francia possono lavorare insieme".

Ue e rimpatri

La premier rivendica poi le sue scelte sul fronte immigrazione in Europa, perché "stiamo dimostrando che puoi indicare la rotta e se dici cose sensate un sacco gente ti viene dietro". "Sono molto fiera", aggiunge, del nuovo regolamento europeo sui migranti e "sono fiera che sia stato approvato con una maggioranza che viene definita maggioranza Giorgia". In realtà, spiega, "è una banale maggioranza di centrodestra che va dai partiti di centrodestra fino ai partiti sovranisti" e che "è molto diversa da quella che ha eletto Ursula von der Leyen".

Legge elettorale e sinistra

Belpietro le chiede poi un commento sulle ripetute critiche dell'opposizione e sulla riforma della legge elettorale. Sul primo punto Meloni ironizza: "Può essere che noi siamo scarsi, ma allora loro sono scarsissimi". E via a elencare i dati su occupazione, immigrazione, spread e "potrei andare avanti venti minuti". Sul secondo punto conferma di volerla cambiare. Non è, aggiunge, "una legge che serve al centrodestra". Ma un proporzionale con il premio di maggioranza per "dare a chi vince le i numeri per governare". In questi anni, dice, per l'Italia la stabilità è stata un valore aggiunto e "tornare indietro sarebbe un segnale devastante". Se la sinistra la avversa, "è perché tifa per un pareggio" che gli consenta di "governare anche se perde le elezioni". Infine un accenno su Roberto Vannacci.

"La sinistra ne parla molto - dice - perché non potendo parlare della loro coalizione cercano disperatamente di dire che ha problemi la nostra". "Ma - conclude - quando si andrà a votare varrà solamente una cosa: al governo vuoi il centrodestra o il centrosinistra?".

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