Il messaggio è arrivato ai tavoli della trattativa senza lasciare spazio a interpretazioni.
«Non ha senso presentarsi alle elezioni con una legge elettorale frutto di una sconfitta in Aula. Dobbiamo ricompattarci e dare un segnale al nostro elettorale», questa, raccontano fonti della maggioranza, la linea indicata dalla premier ai suoi. Una scelta che mette in conto anche il rischio di un nuovo passaggio alla Camera, dove il voto segreto aveva affossato l’emendamento.
È il «lodo Meloni» che nelle ultime ore ha indirizzato il lavoro degli sherpa. Il vertice andato in scena a via della Scrofa ha sciolto i principali nodi politici e affidato ai tecnici il compito di limare il testo che sarà depositato al Senato entro il primo settembre. A differenza di quanto avvenuto a Montecitorio, l’emendamento dovrebbe essere sottoscritto da tutte le forze della maggioranza, a certificare un’intesa che gli alleati vogliono trasformare in un segnale politico prima ancora che parlamentare. La base resta quella: capolista bloccati e possibilità per gli elettori di esprimere fino a tre preferenze nei collegi plurinominali, secondo il cosiddetto modello toscano. Nel pacchetto potrebbe esserci anche un’altra modifica destinata a soddisfare soprattutto Forza Italia: eliminare l’obbligo che i candidati del listone collegato al premio siano necessariamente capilista nei collegi plurinominali. Resterebbe la doppia candidatura, ma senza il vincolo della prima posizione, tornando così all’impianto originariamente licenziato dalla commissione Affari costituzionali.
La vera novità, però, non è tecnica ma politica. Dopo lo stop di Montecitorio, nel centrodestra erano emerse letture differenti sull’opportunità di insistere sulle preferenze. C’era chi avrebbe preferito archiviare la questione e chi, invece, riteneva che fare un passo indietro avrebbe significato certificare una sconfitta.
Alla fine ha prevalso questa seconda impostazione. Il prossimo passaggio sarà ora Palazzo Madama. Poi la legge tornerà alla Camera. «L’accordo è solido e i numeri questa volta ci saranno», assicura uno dei dirigenti che ha seguito il dossier.
Ieri sera ultimo vertice di maggioranza (Meloni, Salvini, Lupi e Tajani) per un focus sulla futura azione di governo dopo la pausa estiva.
