Il mese che ci ha stravolto la vita

Iniziò tutto con una telefonata del vicedirettore: "Vai a Codogno". Era il 21 febbraio, un giorno che non dimenticherò mai.

Iniziò tutto con una telefonata del vicedirettore: «Vai a Codogno». Era il 21 febbraio, un giorno che non dimenticherò mai. Che nessuno dimenticherà mai. Dopo quel servizio in prima linea fui messo in quarantena (il «quarantenato uno», a Milano), una piccola odissea privata che nel giro di un paio di settimane (giusto il tempo di rimettere per un giorno il naso fuori di casa) si trasformò in un'epopea collettiva.

Tutto iniziò il 21 febbraio ma in realtà era iniziato il giorno prima, quando a Codogno era stato ricoverato Mattia, il «paziente uno». E quindi è un mese esatto che viviamo in questa serie tv angosciante, che combattiamo (non tutti con la stessa grinta, va detto) questo nemico incredibile. Incredibile perché tra gli spettri che prima di un mese fa avremmo immaginato potessero allungarsi sulle nostre vite e sul nostro stile di vita, c'era il terrorismo, c'era il riscaldamento globale, c'era la recessione, c'era l'immigrazione. Non c'era una morte con la falce a tracolla dalle fattezze medievali.

In questo mese la vita ci è crollata addosso praticamente di colpo, sgomentandoci. Pensate alla vita che facciamo ora e immaginate di raccontarla al vostro alter ego di gennaio, quel signore che prendeva la metropolitana e prenotava un fine settimana a Parigi.

Raccontategli di come siete costretti a stare in casa con la vostra famiglia, se ne avete una; e di potere uscire soltanto per poche urgenti commissioni.

Raccontategli di come siate costretti - quando proprio uscite di casa - a evitare il prossimo vostro come un appestato, tenendovi a distanza di almeno un metro quando lo incontrate, ma se potete anche cambiando marciapiede e guardandolo in cagnesco.

Raccontategli che non potete andare al ristorante, al bar, al cinema, a teatro, in palestra, da Ikea, da Zara. In tutte le cattedrali della contemporaneità.

Raccontategli che non c'è più sport (pazzesco, no?), che la serie A non si sa nemmeno se verrà portata a termine, la Champions League uguale, l'Europa League pure, l'Europeo è stato spostato al 2021. Il tennis è chiuso, la F1 è chiusa, l'NBA è chiusa, il basket italiano figurati, le Olimpiadi non si sa nemmeno se si faranno. E tutte le volte che non si sono disputate - nel 1916, nel 1940, nel 1944 - era in corso una guerra infame e basti questo per farci capire che cacchio di situazione è questa.

Raccontategli che l'economia è in modalità provvisoria, che il Pil diminuirà in percentuali che un anno fa avrebbero da sole provocato titolo a nove colonne per settimane e invece ora diventano una breve.

Raccontategli che il massimo della figaggine è farsi un aperi-Facetime con addosso i pantaloni della tuta.

Raccontategli che nessuno sa davvero che cosa accadrà, che cosa ci aspetta, che cosa saremo quando tutto questo sarà finito, semmai sapessimo che cosa eravamo prima.

Raccontategli che vedere

la vita da un divano qualche settimana fa poteva essere una prospettiva desiderabile ma ora è una condanna senza processo, senza appello.

Siamo tutti reduci prima ancora di esserlo. Soldati sciatti, in ciabatte e con la barba non fatta.

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