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Il mio appello a Sala: trovi una soluzione per i mici del Castello

Animali stupendi, sono un simbolo della città La colonia a rischio. Le istituzioni devono risolvere i problemi burocratici

Il mio appello a Sala: trovi una soluzione per i mici del Castello

Premetto un elemento fondamentale: sono un gattolico praticante, che nutre nei confronti dei mici un amore devoto e smodato. Ne ho salvati diversi nel corso della mia vita. Alcuni vivono ancora con me da quasi vent'anni. Altri mi hanno accompagnato per lunghi tratti del cammino e li porto ancora nel cuore. C'è sempre stato un gatto al mio fianco. O anche più di uno. A scandire le varie epoche della mia esistenza e ad accompagnarmi. Questo fin da quando ero bambino, quando adottai Vecjo, un grosso gatto bianco e nero, che ogni sera dormiva con me, rigorosamente sotto le coperte. Perciò conosco bene questi animali straordinari e, proprio perché li conosco in maniera approfondita, li rispetto e direi anche che li stimo, molto più degli esseri umani.

Mi piacciono perché sono creature silenziose, discrete, eleganti, che non compiono mai sforzi vani. Dispongono di una saggezza innata che li induce a distinguere in maniera pragmatica ciò che è utile da ciò che è inutile, affinché non commettano mai l'errore di compiere ciò che non serve, fosse anche un passetto in più. Questo tratto caratteriale, nel corso della storia, è costato loro l'accusa di opportunismo, menefreghismo ed egoismo. Eppure andrebbe rivalutato. Per me si tratta di intelligenza. Inoltre, i gatti hanno carattere. Non si lasciano comandare, non eseguono servilmente, non vivono per compiacere l'uomo, e proprio per questo finiscono per conquistarlo. Sono indipendenti, fieri, orgogliosi. Riescono a trasmettere pace. Chi ha avuto la fortuna di vivere accanto a un gatto sa che la loro compagnia non è mai invadente: è una presenza delicata, quasi meditativa, silenziosa ma allo stesso tempo potente. Un gatto riempie la stanza, pur restando rannicchiato in stato vegetativo in un angolo della poltrona per svariate ore. Come fa, ad esempio, il mio Ciccio. Non ha bisogno di urlare per farsi notare.

Proprio per questa confessata debolezza nei confronti dei mici, sono rimasto profondamente colpito leggendo la vicenda della colonia felina del Castello Sforzesco di Milano. Quella colonia rappresenta un pezzo della storia della città: i gatti vivono nei fossati del Castello da circa seicento anni. Tanto che nessuno al mondo conosce bene quei luoghi quanto loro. Furono introdotti quando la fortezza aveva ancora una funzione militare, anche per contenere la presenza dei topi nelle aree dove un tempo sorgevano magazzini e prigioni. Da allora sono diventati parte integrante del grandioso edificio, quasi quanto le sue mura. Sono sopravvissuti alle dominazioni straniere, alle guerre, ai bombardamenti, ai cambiamenti urbanistici e pure a quelli climatici, potremmo dire oggi, insomma, a tutte le trasformazioni che ha subito Milano. Eppure rischiano di essere messi in difficoltà oggi. Non da una pestilenza. Non dalla fame. Non da un nemico naturale. Ma dalla burocrazia. I volontari che da anni si prendono cura di loro denunciano una situazione diventata sempre più complicata. Molti lavorano e possono raggiungere il Castello soltanto nelle ore serali, soprattutto durante l'inverno, quando il buio arriva presto. Le limitazioni di accesso ai fossati rendono però estremamente difficile continuare ad assistere quotidianamente gli animali. Ora, io comprendo perfettamente che chi amministra un bene pubblico debba preoccuparsi anche della sicurezza delle persone. Ma amministrare significa trovare soluzioni. Non creare ostacoli. La differenza tra una buona amministrazione e una cattiva amministrazione sta tutta qui.

Se davvero esiste un problema di sicurezza nei fossati dopo una certa ora, ci si sieda a un tavolo con i volontari e si trovi un compromesso. Si organizzino accessi controllati. Si individuino modalità più sicure. Si autorizzino ingressi in coppia. Si utilizzino sistemi di comunicazione. Si faccia qualunque cosa abbia un minimo di buonsenso. Perché il buonsenso serve esattamente a questo: ad accomodare i problemi senza distruggere ciò che funziona, senza decretare l'estinzione di creature meravigliose per mera sciatteria. Questi volontari non chiedono privilegi. Non chiedono stipendi. Non chiedono finanziamenti milionari. Regalano tempo. Regalano energie. Regalano denaro, perché anche questo serve per campare. Regalano amore. Sono persone che, finite le proprie giornate di lavoro, invece di tornare semplicemente a casa, si dedicano ad animali che non appartengono a nessuno e proprio per questo appartengono un po' a tutti. Meriterebbero gratitudine. Non complicazioni.

C'è poi un altro elemento che mi addolora. La colonia si sta riducendo rapidamente. Nel giro di pochi anni i gatti sono passati da circa sessanta agli attuali diciotto. È vero, la sterilizzazione è uno strumento importante e civile per evitare sofferenze e randagismo. Nessuno mette in discussione questo principio. Ma proprio perché la colonia non si rinnova più naturalmente, ogni perdita pesa enormemente. E sarebbe davvero un peccato che una presenza secolare, ormai parte dell'identità del Castello Sforzesco, scomparisse nell'indifferenza generale. Scomparisse da quella che è la sua casa da ben seicento anni.

Le città non sono fatte soltanto di palazzi, musei e monumenti. Sono fatte anche di simboli. Di presenze. Di tradizioni. Di piccole cose che, messe insieme, costruiscono un'identità. I gatti del Castello fanno parte della memoria di Milano. Chiunque frequenti quel luogo li ha visti almeno una volta prendere il sole sui bastioni, passeggiare tra i prati o osservare con la loro aria sorniona il viavai dei turisti. Sono parte del paesaggio. Sono parte della storia. Sono parte dell'anima della città. Per questo rivolgo un appello al Comune. Ascoltate questi volontari. Andate loro incontro. Non trattateli come un problema. Considerateli per ciò che sono: una risorsa. Perché una città veramente civile non è quella che produce sempre nuove regole.

È quella che sa distinguere tra la burocrazia sterile e ciò che merita davvero di essere custodito. E quei diciotto gatti meritano di essere protetti. Per loro. Per Milano. E anche per tutti noi, che abbiamo ancora bisogno di credere che il buonsenso possa prevalere sulla carta bollata.

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