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"Nel 2020 un furto elettorale". Trump fa infuriare Pechino

Il tycoon accusa la Cina: «Rubati i dati di 200 milioni di cittadini, voto illegale di 270mila stranieri». La replica: «Calunnie». A rischio la tregua con l'«amico» Xi

"Nel 2020 un furto elettorale". Trump fa infuriare Pechino
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Donald Trump torna a seminare dubbi sull'integrità del sistema elettorale americano, entrando a gamba tesa sul voto di Midterm di novembre e ribadendo con forza la tesi (mai provata) di aver vinto le elezioni del 2020. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti lancia durissime accuse alla Cina, rea a suo parere di aver rubato milioni di schede elettorali, e mette a rischio la "tregua" con Xi Jinping.

"Non possiamo più assistere a un'elezione rubata" afferma il tycoon parlando in prima serata agli americani e riferendosi alla sconfitta contro il democratico Joe Biden, frutto a suo dire di un voto "truccato", sebbene oltre 60 azioni legali non siano riuscite a scoprire frodi in grado di alterare il risultato, mentre funzionari elettorali e membri della sua stessa amministrazione abbiano ripetutamente respinto tali teorie, alla base dell'assalto al Congresso del 6 gennaio. "Le elezioni americane sono vulnerabili ai brogli e al rischio che vengano rubate", prosegue, promettendo che lavorerà con le autorità locali per mettere al sicuro il voto di medio termine dalle "scioccanti debolezze" emerse. Per continuare ad avere un paese "dobbiamo avere un sistema di voto sicuro e affidabile, quello che abbiamo ora è debole e ben lungi dal soddisfare gli standard di sicurezza", dice, scagliandosi contro le macchine per il conteggio dei voti e contro quelle oltre 278.000 persone che non sono cittadini, ma che sono registrate a votare. L'attacco più duro lo riserva tuttavia alla Cina, responsabile "della più grande violazione di dati elettorali della storia, che ha portato all'acquisizione illecita da parte di Pechino di 220 milioni di schede elettorali statunitensi". "Non voleva che Trump vincesse le elezioni", continua, sottolineando che ha tentato pure di "fabbricare schede elettorali illegali per Biden".

Immediata la reazione del Dragone, che bolla le accuse come "pure invenzioni e calunnie malevole da tempo dimostrate infondate". A rischio potrebbe esserci la visita di Xi a Washington, che Trump ha invitato ad settembre, visto che Pechino - spiega Reuters - ha comunicato privatamente all'amministrazione Usa che i futuri incontri tra i due leader dipenderanno dal mantenimento di relazioni positive. "La Cina non ha alcun interesse nelle elezioni statunitensi e non vi ha mai interferito - dice il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian - Esortiamo gli Usa a riflettere sulle proprie azioni, a smettere di diffamarci senza fondamento e a fare di più per favorire le relazioni sino-americane". The Donald parla poi dell'intenzione di de-secretare nuovi documenti in grado di dimostrare le vulnerabilità del sistema, anche alle interferenze straniere. E fa riferimento al Venezuela: la Cia, riferisce, ha ottenuto informazioni su un complotto legato al regime di Nicolas Maduro per truccare le elezioni del 2020. Davanti alla telecamere, il comandante in capo accenna brevemente all'Iran e all'economia, ma la gran parte dei 25 minuti circa di discorso sono dedicati al voto.

Non si priva neppure di nuovi attacchi contro i media, in particolare Nbc e Abc, che "hanno deciso di non trasmettere" il discorso alla nazione sull'integrità delle elezioni perché "sanno quanto è corrotto il sistema e sono parte del complotto. Vogliono proteggere la sinistra". Trump minaccia quindi una revoca delle loro licenze per non aver trasmesso l'intervento in prima serata, che a suo parere ha ottenuto "ottimi riscontri e una grande audience".

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