Israele è specializzato in azioni impossibili. Sono passati cinquant'anni precisi da quando Motta Gur, il capo di stato maggiore, disse a Rabin primo ministro, il 1° luglio, che non si potevano salvare i 248 rapiti (103 israeliani) dalle grinfie dei terroristi che avevano dirottato a Entebbe l'Air France partito da Atene. Tutti i rapiti furono salvati in un'impresa: il prezzo terribile fu che Yoni Netanyahu, fratello di maggiore di Bibi e di Iddo, fu ucciso mentre guidava la missione. Di fronte a compiti impossibili, il piccolo Paese degli ebrei si inventa qualcosa di inimmaginabile e ce la fa. Così fu con la guerra dei Sei Giorni, così la incredibile ripresa dopo il 7 ottobre. E anche questa volta Israele ce l'ha fatta, resta in Libano col suo esercito nonostante le terribili pressioni iraniane.
Anche se il regime degli ayatollah è stato nominato da Trump partner di pace e a Israele si voleva intimare l'immobilità. Ma stavolta non ha funzionato. Dopo i 14 punti che tutto il mondo, a destra e a sinistra, lo conclami o lo dica sottovoce, considera un'umiliazione non solo per Trump ma per tutto il mondo occidentale, JD Vance si incarica ogni giorno di fornire la rappresentazione plastica della sfida americana al buon senso: lo ha fatto con aggressioni verbali a Israele e a Netanyahu cancellando la pagina gloriosa della partnership che ha distrutto a Teheran la leadership del terrore e le strutture atomiche. Adesso sull'altare di Hormuz presenta un giocoso "canale per l'Iran" in queste ore in costruzione a Doha, sulle ginocchia del Qatar antioccidentale e proislamico con Al Jazeera, l'ospitalità a Hamas, la Fratellanza Musulmana, il continuo confabulare con gli ayatollah, ora mediatore preferito col Pakistan, gigante padrone del potere mondiale atomico dei musulmani: su questo sfondo Vance, convoca insieme Centcom e l'Irgc, un'occasione per "hanging around", come gli amici per caso insieme a prendersi una birra e far due chiacchiere. Ma sono il Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha appena concluso azioni eroiche fianco a fianco di Israele e l'organizzazione che ha appena ucciso decine di migliaia di iraniani innocenti, che ha organizzato l'assedio terrorista del Medioriente, che guida le operazioni a Hormuz e odia la democrazia occidentale, i cristiani, gli ebrei. Non si tratta di una pace tattica: la nuova collezione di amici che Trump ritiene di poter mettere in fila per il suo disegno, probabilmente in buona fede e anche motivato da interessi elettorali ed economici, è ingestibile, non affidabile.
Il Libano deve eliminare le armi degli Hezbollah per vivere e con l'accordo di Washington si è ascoltato il vero parere dei libanesi, che non sopportano più i miliziani sciiti. In che cosa consiste la convenienza degli Usa se non nella pace, quella della convivenza e della guerra limitata alla autodifesa? Il Libano è un elemento fondamentale: pur cercando di concedere a Trump la possibilità di pace di cui ha parlato Rubio (il "poliziotto buono") con le "zone esperimento", Netanyahu non lascia il campo rendendo chiaro che Hezbollah è l'arma impugnata oggi dall'Iran per imporre la continuazione dell'assedio a Israele e al resto del mondo. Israele ha l'impossibile compito di tenere il dito nella diga della difesa dell'occidente. L'equilibrio è precario, ma l'Idf non può certo abbandonare i suoi cittadini che vivono sul confine, soldati di rispondere al pericolo e tanto meno abbandonare il terreno. Che Hezbollah abbandoni le armi è indispensabile per tutti, è la possibilità di recupero che nessuno vede all'orizzonte fuorché chi osa fronteggiarla rischiando sulla propria pelle. Come in una serata di lotta libera alla Casa Bianca può così capitare che per fermarlo, Netanyahu diventi "un leader da tempo di guerra, una testa calda" e JD Vance si avventuri a sgridare Israele come un ragazzaccio di strada, e ripercorre le stupidaggini propal quando dice "non potete seguitare a ammazzare tutti, per risolvere i problemi di sicurezza".
È vero il contrario: Israele combatte dietro un muro di ritegno
a fronte di un pericolo gigantesco, e i problemi di sicurezza sono quelli di tutti. C'è imbarazzo nelle esclamazioni di Vance. Come dice Merz: "Israele fa per noi il lavoro sporco". E gli Usa, dove sono adesso? E perché?