Donald Trump boccia senza appello i candidati alla guida delle Nazioni Unite. Secondo quanto rivelano fonti informate a Politico, l’amministrazione Usa si oppone all’attuale rosa di potenziali successori di Antonio Guterres, il cui mandato come segretario generale Onu scade il 31 dicembre, ritenendo che nessuno condivida a sufficienza la visione del presidente americano. «Nell’intera lista mancano le figure riformatrici che gli Stati Uniti vorrebbero. Alcuni sembrano addirittura incarnare la logica della continuità con il passato», spiega un funzionario Usa. Il gruppo di sette candidati (quattro donne e tre uomini) è composto prevalentemente da diplomatici di carriera: in pole position ci sono l’ex vicepresidente della Costa Rica Rebeca Grynspan, emersa come favorita nel sondaggio informale del Consiglio di Sicurezza per quattro volte. E poi l’argentino Rafael Grossi, attuale capo dell’Aiea, e Carolyn Rodrigues-Birkett, ex ministro degli Esteri della Guyana.
«Un diplomatico di carriera non è necessariamente la persona giusta per guidare l’organizzazione - sottolinea un funzionario del dipartimento di Stato - Cerchiamo una figura capace di imprimere una svolta radicale». Gli Usa, come gli altri membri permanenti del CdS (Russia, Cina, Francia e Gran Bretagna) hanno il potere di porre il veto su qualsiasi aspirante alla carica, ma è insolito che esercitino una pressione così forte nella scelta del segretario generale. La ferma opposizione dell’amministrazione Trump, quindi, evidenzia quanto la Casa Bianca intenda plasmare l’organizzazione secondo la propria visione. «L’amministrazione ha compreso l’importanza del ruolo e desidera qualcuno maggiormente in linea con la propria visione e i propri interessi», osserva Geoffrey Pyatt, ex sottosegretario di Stato per le risorse energetiche e diplomatico in pensione. Foggy Bottom non ha espresso una posizione su specifici candidati, ma ha dichiarato di auspicare che il nuovo capo dell’Onu riporti l’organizzazione «al suo scopo primario di mantenere la pace e la sicurezza nel mondo, anziché perseguire l’assurda ideologia politicizzata e woke che ne ha minato l’efficacia e la legittimità».
«Gli Stati Uniti sosterranno soltanto un candidato che dimostri un impegno incrollabile nel promuovere riforme significative», avverte il dipartimento. Ad ora non ci sono indiscrezioni su eventuali favoriti di Trump, fatta eccezione per la ricostruzione del New York Post dello scorso luglio secondo cui stava pensando al presidente della Fifa, Gianni Infantino, complice la vicinanza dei due per la Coppa del Mondo di calcio. Il tycoon ritiene che Infantino «sia rispettato in tutto il mondo e riconosce in lui una capacità speciale di unire le persone», ha riferito al Post una fonte vicina al presidente. Si parla anche di nuovi nomi, e tra i quelli circolati figura l’ex ministro degli Esteri bulgaro Nikolay Mladenov, attualmente direttore generale del Board of Peace, l’organismo per Gaza presieduto da Trump. Infine, c’è la diplomatica ecuadoriana di origine libanese Ivonne Baki, già attualmente in lizza ma con scarse speranze, che ha molto parlato del suo legame di amicizia con Trump.
