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Cronache

Più casi e meno ricoveri. E il tasso di positività torna a salire (di poco)

Ieri 37mila infetti, percentuale sui tamponi al 15,6%. "Solo" 36 pazienti in rianimazione

Il Covid rallenta. Ma l'Italia resta chiusa in rosso. Il bianco sparisce

Un venerdì per niente rasserenante. Il bollettino di ieri ha fatto risalire di qualche tacca il termometro della paura Covid19. Più contagi, meno tamponi e la sensazione che parlare di nuove riaperture sia un atto di ottimismo non giustificato dai fatti. La guerra non è finita, non andate in pace.

Partiamo dalle cifre, dunque. Ieri sono stati contabilizzati 37.242 nuovi casi, 1.066 in più rispetti a giovedì, quando erano stati 36.176. Si tratta del dato più alto della settimana. Il tutto con un minor numero di tamponi messi a referto, 238.077 quando il giorno prima erano stati 250.186. Un combinato disposto che produce naturalmente un sensibile innalzamento della percentuale di tamponi positivi su quelli totali: giovedì era stato il 14,46 per cento, ieri il 15,64.

Dati più rassicuranti quelli che arrivano dagli ospedali. Dei 777.176 attualmente positivi (nuovo record assoluto) i ricoverati totali sono 37.705, dei quali 33.957 in reparti ordinari (con un aumento ridotto di 347 unità) e 3.748 in terapie intensive (con un aumento davvero limitato di 36 unità). Un rallentamento che rende meno imminente l'avvicinamento del record di terapie intensive fissato lo scorso 3 aprile con 4.068.

Tornano a salire invece i morti, che ieri sono stati 699 (il giorno prima erano 653) e avvicinano sempre di più il totale delle croci del cimitero del Covid alla quota fatidica dei 50mila: ieri erano 48.569. La soglia potrebbe essere superata lunedì o martedì.

Importante come sempre l'analisi della distribuzione geografica dei contagi. In termini assoluti è come sempre la Lombardia in testa, con 9.221 nuovi casi registrati ieri, davanti alla Campania con 4.226, al Piemonte con 3.861, al Veneto con 3.468, al Lazio con 2.667 e all'Emilia-Romagna con 2.533. Come sempre però il dato più importante è l'indice di positività, ovvero la percentuale di positivi sui testati. E anche qui la Lombardia è altissima, con il 21,83 per cento, superata soltanto dalla provincia autonoma di Bolzano (22,40 per cento) e avvicinata dalla Valle d'Aosta (21,80 per cento) e dal Veneto (21,72). Sono sopra la media nazionale del 15,64 per cento il Piemonte (17,94), la Calabria (16,76) e la Sicilia (16,31). Sotto la media nazionale la Campania (15,28), il Friuli-Venezia Giulia (15,21), l'Abruzzo (15,17), la Puglia (14,41), la Liguria (13,48), la Sardegna (13,34), la Toscana (11,97), l'Emilia-Romagna (11,35), l'Umbria (10,64), la Basilicata (10,49), il Lazio (9,92), il Molise (9,24) e infine la provincia autonoma di Trento (7,69).

Infine esaminiamo anche la distribuzione geografica dei decessi. Anche in questo caso è la Lombardia nettamente in testa con 175, seguita dal Piemonte con 88, dal veneto con 66, dalla Toscana con 48, dall'Emilia-Romagna con 47, dalla Sicilia con 43, dal Lazio con 41. Seguono Liguria (29), Friuli-Venezia Giulia (28), Campania (25), Umbria (21), Abruzzo (18), Puglia (16), Marche e Calabria (11), provincia autonoma di Bolzano (8), provincia autonoma di Trento e Valle d'Aosta (7), Sardegna 85), Basilicata (3) e Molise (2).

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